Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri a sette anni e quattro mesi di reclusione per «aver violato i diritti dei detenuti». L’ex comandante libico, già responsabile della sicurezza nel carcere di Mitiga e ricercato dalla Corte penale internazionale, è da oltre un anno al centro di un caso giudiziario e diplomatico che ha coinvolto anche l’Italia. Secondo quanto riportato dai media libici, oltre alla pena detentiva i giudici hanno disposto per Almasri la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della condanna e per l’anno successivo. La decisione arriva al termine di un procedimento avviato dopo le segnalazioni ricevute dalle autorità libiche su abusi commessi contro detenuti.
L’indagine della procura libica aveva riguardato in particolare la morte di un recluso nell’Istituto di correzione e riabilitazione di Tripoli e la violazione dei diritti di dieci prigionieri. Nel procedimento sono emerse accuse di torture e trattamenti crudeli e degradanti all’interno della struttura carceraria.
Almasri è anche destinatario di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, che lo accusa di crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi in Libia dal 2015 al 2024. Le accuse dell’Aja comprendono omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, in relazione al suo ruolo nel carcere di Mitiga, una struttura indicata nei materiali della Corte come luogo di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani.










