Penso che lo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai abbia dato due cose al mondo dell’arte. Una, ha dimostrato che un marchio può investire in questo settore anche senza farne un asset commerciale: il nostro è un interesse da cui non abbiamo un ritorno economico, ma in termini di brand awareness e di cultura. L’altra cosa è stata quella di dare alla città un posto nuovo, un punto sulla mappa dell’arte contemporanea da vivere con una sensazione di libertà», racconta Carlo Giordanetti, ceo dello Swatch Art Peace Hotel, fondato nel 2011 a Shanghai dal brand svizzero per creare una residenza destinata agli artisti, nell’ambito del proprio impegno a favore della promozione dell’innovazione artistica. La struttura festeggia nel 2026 i 15 anni, cinque lustri che Giordanetti, figura storica all’interno di Swatch Group, ripercorre per Gentleman.

Gentleman. Che cosa ha dato e che cosa può dare ancora questo progetto di mecenatismo a Swatch?

Carlo Giordanetti. Soprattutto la capacità di ascoltare linguaggi diversi, una cosa senza prezzo per un brand come il nostro. All’inizio il progetto è nato pensando alle arti visive classiche, per cui i primi artisti che sono arrivati si sono trovati gli studi accessoriati con materiali per dipingere. Qualcuno però era un compositore, qualcun’altro un cantante d’opera... Abbiamo imparato molto da come gli artisti si muovono, si esprimono e da quanto velocemente evolve il loro mondo.