Tortolì.22 giugno 2026 alle 00:35L’ultimo saluto al pescatore vittima del naufragio del Luigino
Tortolì.
Qui non c’è il respiro del mare, ma il frenetico frinire dei ventagli. E poi ci sono solo due pesci, scolpiti nella pietra del tabernacolo. Il feretro di Enrico Piras galleggia in un mare del silenzio, in una chiesa colma e commossa. L’ex agente di polizia penitenziaria sorride dal ritratto poggiato sulla bara, adorna di rose porpora e piccoli fiori bianchi. Enrico è tornato da un lungo viaggio, naufrago perduto per mesi nel blu delle correnti marine, fino alla grazia di ritrovarlo al largo di La Maddalena, il 20 aprile. Lo avevano riconosciuto dalla catenina che portava al collo.
I pescatori
Non c’è buon vento, in questa chiesa di cemento, ma facce scolpite dal sole e dal sale, mani grandi di fatica. Sono gli amici di Enrico. Lasciato il lavoro da agente di polizia penitenziaria era risalito in barca, per passione, per dare una mano al suo amico Antonio Morlè, 53 anni, il capitano del Luigino, colato a picco l’11 febbraio. E come se ci fosse anche lui qui vicino a Enrico. I suoi familiari sperano ancora di poter aver una salma su cui piangere. Nel frattempo piangono anche loro l’ultimo ad averlo visto.








