L'Italia lo aveva scarcerato rimpatriandolo nella sua Libia e sottraendolo così alla richiesta d'arresto spiccata dalla Corte penale internazionale. Ma il Tribunale di Tripoli oggi lo ha condannato ad una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per "aver violato i diritti dei detenuti". E' l'ultimo capitolo dell'intricata vicenda giudiziaria di Osama Najeem Almasri, l'ex comandante del carcere di Mitiga dove si sarebbe macchiato - secondo i giudici dell'Aja - di crimini di guerra e contro l'umanità.

Secondo ricostruzioni diffuse da fonti locali, il procedimento è arrivato al termine di indagini avviate dalla Procura generale libica dopo segnalazioni su violenze e maltrattamenti nei confronti di detenuti. Nei mesi scorsi, l'ufficio del procuratore generale aveva annunciato la custodia cautelare di Almasri nell'ambito di un'inchiesta su torture ai danni di dieci reclusi e sulla morte di un detenuto, indicata dagli inquirenti come conseguenza di maltrattamenti. La sentenza - è stata disposta anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo - ha un rilievo che va oltre il quadro giudiziario libico.

L'uomo è infatti destinatario di un mandato d'arresto della Corte penale internazionale per presunti crimini contro l'umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, che sarebbero stati commessi a partire dal 2015 nel carcere di Mitiga.