E’ conto alla rovescia per l'annuncio delle dimissioni del premier laburista britannico Keir Starmer, la cui resa appare ormai questione di ore. Attesa a Londra nelle forme di un passaggio di consegne alla guida del partito di maggioranza e del governo da completare nel giro di poche settimane, se non di giorni, a favore del rivale interno Andy Burnham.
Le anticipazioni attribuite a diversi «alleati» di sir Keir dai media hanno trovato via via nuove conferme. Fino al benservito confezionato da Washington con l’abituale malagrazia da Donald Trump: «Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene», ha scritto il presidente americano sul suo social privato Truth, concedendogli giusto il contentino delle ultime quattro parole. Non è dato sapere se l’inquilino della Casa Bianca - col quale Downing Street nega ci siano stati colloqui negli ultimi giorni - abbia ricevuto qualche informazione di prima mano. Ma la sensazione è che si sia affidato all’eco del tam tam britannico, secondo cui Starmer - pur in assenza di dichiarazioni ufficiali, dopo il proclama ribadito venerdì sulla volontà di non farsi spontaneamente da parte e d’essere determinato ad affrontare qualsiasi sfida alla leadership - ha in realtà capito che «la partita è finita». E si sia rassegnato a preparare le modalità d’una uscita di scena imminente: da comunicare alla nazione verosimilmente già domani.










