L'Italia del calcio va al voto per eleggere il nuovo presidente della Figc. Mentre il resto del mondo è connesso tra Stati Uniti, Massico e Canada, i riflettori qui sono puntati su Roma dove domani si gioca la partita tra Giancarlo Abete e Giovanni Malagò, i due candidati in corsa per guidare la federazione. L'atto conclusivo di un percorso che si è innescato subito dopo la debacle in Bosnia e che ha portato alla terza e consecutiva mancata qualificazione degli azzurri al mondiale e alle dimissioni di Gabriele Gravina.

E così ora la sfida per raccogliere il suo testimone è tra l'ex presidente del Coni e l'attuale n.1 della LND: gli exit poll vedono il primo favorito sul secondo, nonostante l'avvicinamento alle urne di Malagò non sia stato privo di ostacoli. Fra tutti quello del "pantouflage" che, portato avanti da una parte della politica, poneva dei dubbi sull'eleggibilità dell'ex capo dello sport italiano. Ma i pareri chiesti dal Ministro Andrea Abodi dopo l'interrogazione del Senatore Marti a Collegio di Garanzia e Anac hanno liberato il campo dai dubbi, dando il via libera a Malagò che ora deve solo concretizzare il vantaggio acquisito sull'avversario. Gli schieramenti - salvo sorprese - prevedono infatti che la candidatura di Malagò sia appoggiata da Serie A, B, tecnici e allenatori: un cartello che vale già il 54% dell'elettorato. Di contro Abete vanta quasi tutto il 34% dei suoi dilettanti, rendendo la Serie C (che pubblicamente non si è mai espressa in favore di uno o dell'altro candidato) l'ago della bilancia del voto assembleare.