Mal di testa da gelato: cos'è la sphenopalatine ganglioneuralgia, perché colpisce e cosa hanno scoperto i ricercatori di Harvard sul flusso sanguigno cerebrale.

Indice

Cosa succede davvero nel cervelloIl legame con l’emicraniaCome farlo passare (e come evitarlo)

Un cucchiaio di gelato mandato giù troppo voracemente può scatenare la tipica fitta breve e violenta che parte dal palato e si pianta dritta in fronte, destinata a durare pochi secondi ed a svanire così com’è venuta. Capita a quasi tutti ed il nome tecnico fa quasi più paura del dolore, sphenopalatine ganglioneuralgia, comunemente conosciuto come mal di testa da freddo. Il colpevole riseide nel punto in cui il gelato tocca il palato, verso il fondo della bocca, lì si trova il ganglio sfenopalatino, un grappolo di cellule nervose coinvolte nella sensibilità del viso, particolarmente reattive al freddo. Quando una temperatura bassa e improvvisa investe quell’area, i nervi spediscono al cervello un segnale d’allarme che si traduce in dolore. Il fastidio si avverte sulla fronte o alle tempie, anche se l’origine è altrove, nel cervello, il quale, semplicemente, sbaglia indirizzo. È un fenomeno che i medici chiamano dolore riferito, e spiega perché ci si stringa le tempie quando il problema è in bocca.