Se in Italia non si riesce a trovare nuove promesse calcistiche, c’è una nazionale che sta dimostrando che investire pesantemente sui giovani paga. Il Giappone dopo aver pareggiato all’esordio con l’Olanda, una delle squadre più attrezzate del Mondiale, batte facilmente la Tunisia e ipoteca, quasi definitivamente, il passaggio del turno. Tra i titolari ci sono tantissimi giocatori che hanno fatto parte dei programmi speciali della Federazione nipponica (Jfa), dimostrando che questi contribuiscono fortemente alla creazione di una rosa competitiva.

Obiettivo: vincere il Mondiale entro il 2050 Ma andiamo con ordine. Nel 2005 a Tokyo la Jfa lancia una sfida: vincere la Coppa del Mondo entro il 2050 e creare un movimento da oltre 10 milioni di calciatori, a ogni livello, in tutto il Paese. Questo prevede tutta una serie di investimenti, che però inizialmente non vengono organizzati secondo un piano generale. L’anno dopo a Fukushima nasce la prima Academy della federazione, ovvero dei collegi molto ambiti dove gli adolescenti possono studiare e allenarsi, ricevendo borse di studio cospicue. Il progetto parte lentamente e solo nel 2015 le accademie vengono diffuse nella maggior parte del Paese. Va detto che le squadre scolastiche esistono da oltre un secolo, ma solo dalla metà del duemila vengono rafforzate, strutturate e legate ai club. Il progetto viene allargato anche alle università. Queste realtà servono per non perdere le promesse che in precedenza sono state scartate dai club. Basti pensare che l’autore della doppietta contro la Tunisia, Ayase Ueda, ha seguito proprio questo percorso. Nel 2014 viene rinnovato anche il vecchio sistema dei "Training Centers", delle strutture regionali di allenamento, con programmi specifici e omologati per tutte le prefetture giapponesi.