Tamer Hamouda libero in Egitto dopo le minacce al viceconsole italiano. Nessy: «La mia vita e quella di mia figlia valgono più di 83 euro di cauzione che un suo amico ha pagato per farlo uscire»
La detenzione è durata undici giorni. Anzi meno. Perché Tamer Hamouda, l’ex marito italo-egiziano di Nessy Guerra, fermato il 9 giugno dopo la denuncia del viceconsole onorario d’Italia a Hurghada per minacce e tentativo di aggressione, sabato è tornato in libertà dietro il pagamento di una cauzione di 5.000 sterline egiziane: circa 83 euro. «Mi ha chiamato la console e mi ha detto che era uscito. Sono rimasta scioccata. Non me l’aspettavo. È stato un brutto colpo», racconta al telefono al Corriere la ventiseienne di Sanremo, latitante dopo una condanna in appello in Egitto a sei mesi per adulterio e da allora nascosta a Hurghada con la figlia di tre anni e mezzo e i genitori. Entrambi si sono trasferiti dalla Liguria in Egitto per aiutare la figlia. Vivono in quattro con la pensione del signor Guerra: da 750 euro al mese. Escono poco, si camuffano, cambiano abitudini, portano la bambina al parco solo quando pensano di poter passare inosservati.
La situazionePer alcuni giorni era sembrato che il fermo potesse trasformarsi in qualcosa di più serio. «Mi avevano detto che un suo amico aveva pagato la cauzione, ma che lui era stato trattenuto lo stesso. E allora avevo pensato: se pagano e non lo fanno uscire, vuol dire che la situazione è grave. Invece lo hanno lasciato andare». Hamouda è rimasto in custodia undici giorni. Ora la paura torna a bussare alla porta della casa in cui Nessy vive praticamente da latitante, pur proclamandosi vittima di una vicenda che intreccia tribunali, diplomazia, diritto di famiglia e sicurezza personale.









