Sabato il presidente della Bolivia Rodrigo Paz ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il paese e ha dato all’esercito il compito di rimuovere i blocchi stradali dovuti alle proteste antigovernative che da settimane paralizzano i rifornimenti di carburante, cibo e medicine. La capitale La Paz è quasi isolata: i blocchi hanno fermato migliaia di camion, i supermercati sono vuoti e molte persone non hanno potuto raggiungere gli ospedali.
Dalla fine del governo di Evo Morales, lo storico ex presidente di sinistra che ha governato il paese tra il 2006 e il 2019, la Bolivia è politicamente instabile e sta attraversando anche una grave crisi economica che ha ridotto molto il potere d’acquisto della popolazione. L’obiettivo dei manifestanti è ottenere le dimissioni di Paz, eletto a novembre. Protestano soprattutto per le misure di austerità del nuovo governo, in particolare per l’eliminazione dei sussidi sui carburanti decisa per ridurre il deficit in un momento di grave carenza di dollari e di trattative con il Fondo monetario internazionale.
Secondo le autorità gli scontri tra polizia e manifestanti hanno causato almeno 365 arresti e 37 feriti. L’ufficio del difensore civico e alcune organizzazioni per i diritti umani parlano di almeno 17 morti, la maggior parte legati all’impossibilità di ricevere cure a causa dei blocchi.











