di
Marco Cantù
La testimonianza di un avvocato, vittima di un colpo organizzato in pieno giorno a un semaforo in centro: «Un giorno avrei voluto regalarlo a mia figlia, che ha 13 anni ed era con me quando me lo hanno strappato dal polso e sono fuggiti in moto»
Mi chiamo Marco Cantù, faccio l’avvocato civilista, sono nato, cresciuto e ho sempre vissuto a Milano. Scrivo perché vorrei provare a descrivere – e a condividere – la sensazione emotiva che ho provato dopo essere stato vittima dello scippo di un orologio. Un episodio frequente, a leggere i giornali, che ormai non fa più notizia. Questo orologio, però, per me era unico. Aveva un grande valore affettivo, prima che economico: me lo aveva regalato mio padre in un giorno speciale, più di vent’anni fa. Una data per alcuni scherzosa, ma per me rimasta impressa nella memoria, il primo aprile del 2003.
Al tempo papà era vivo, e stava ancora bene. Quel giorno, orgoglioso del traguardo raggiunto dal figlio - mi laureavo in Legge -, mi aveva dato in dono un orologio destinato ad accompagnarmi per tutta la vita, un bellissimo ed elegantissimo Rolex modello Cellini, con impressa la data della mia laurea. Da allora ho sempre avuto la massima cura per quel regalo, ma avrei trovato insensato nasconderlo, o magari tenerlo chiuso in una cassaforte: anche perchè il solo guardarlo, oltre a indicarmi il tempo, mi ricordava quel giorno decisivo per la mia vita e soprattutto mio padre. Anche dopo che mi ha lasciato, era come se papà continuasse in qualche modo a darmi un orientamento, non solo temporale.






