Possiamo davvero curarci con noi stessi, attraverso le cellule staminali? È una domanda che fino a pochi anni fa sembrava appartenere più alla fantascienza che alla medicina. Oggi, invece, laboratori e ospedali di tutto il mondo stanno sperimentando terapie che utilizzano cellule vive per riparare tessuti danneggiati, rallentare malattie neurodegenerative e offrire nuove possibilità a pazienti per i quali le alternative sono ancora limitate. Ma a che punto siamo davvero? Nella ventinovesima puntata di Grande Giove, registrata a Wired Health 2026, ne parlano Roberto Gramignoli, coordinatore del laboratorio di terapie cellulari dell’Istituto Giannina Gaslini, e Gianvito Martino, direttore scientifico dell’ospedale San Raffaele. A partire da questo scenario di grande fermento scientifico, i ricercatori descrivono cosa siano realmente queste terapie e quali prospettive aprono oggi in medicina.Curarsi con sé stessi“Le terapie cellulari sono nuovi farmaci biologici: consistono nell’introduzione nel paziente di cellule vive capaci di interagire con l’ambiente patologico e di rispondervi in modo dinamico”, spiega Gramignoli, sottolineando come si tratti di sistemi terapeutici biologicamente attivi, non di strumenti statici.Non tutte le applicazioni sono però allo stesso livello di maturazione clinica. Il trapianto di midollo osseo è ormai una pratica consolidata, così come alcuni trattamenti per grandi ustioni, mentre molte altre applicazioni restano ancora in fase sperimentale. “La terapia cellulare rappresenta un’opportunità terapeutica importante, ma non è ancora uno standard consolidato in tutti gli ambiti”, osserva Martino.L’originalità dell’approccio di queste terapie non consiste nel costruire sistemi artificiali, ma nell’intervenire su processi biologici già esistenti. Il corpo umano, infatti, è caratterizzato da un continuo turnover cellulare: tessuti come pelle e mucosa intestinale si rinnovano costantemente attraverso la produzione di milioni di cellule ogni secondo. In questo contesto si inseriscono le cellule staminali, non come semplici elementi sostitutivi, ma come unità biologiche in grado di interagire con i segnali del microambiente tissutale. E non sempre come previsto. Un esempio rilevante riguarda la sclerosi multipla, che Gramignoli cita per sottolineare che quando si lavora con cellule vive “è necessario essere certi che non producano effetti indesiderati o peggiorativi”. In alcuni studi, inoltre, è emerso che le cellule trapiantate non diventano neuroni nuovi, ma restano cellule staminali che rilasciano sostanze utili a proteggere e sostenere i neuroni già presenti. Questo ha ampliato il modo in cui si pensa al loro effetto terapeutico.Un’ulteriore area di interesse è rappresentata dalla placenta, un organo che consente la coesistenza di due organismi geneticamente distinti senza attivare una risposta immunitaria distruttiva. Gramignoli la descrive come “un organo straordinario”, perché permette lo sviluppo di un organismo geneticamente diverso dalla madre in condizioni di tolleranza immunologica. “Le sue cellule possono essere recuperate dopo il parto e studiate per possibili applicazioni in medicina rigenerativa e immunoterapia” spiega.Anche in questo caso, accanto alle potenzialità emergono tuttavia limiti e rischi da non sottovalutare. Le cellule sono sistemi biologici dinamici, in grado di modificare il proprio comportamento in risposta all’ambiente e, in alcune condizioni, di acquisire caratteristiche patologiche. “Sono vive e rispondono ai segnali che ricevono”, sottolinea Gramignoli, richiamando la necessità di rigorosi controlli di sicurezza prima dell’uso clinico. Il rischio non è soltanto biologico, ma anche legato alla comunicazione e alla commercializzazione non regolata. Martino osserva: “Il paziente non dovrebbe mai sostenere costi per terapie ancora in fase sperimentale”, riferendosi alla diffusione di offerte non validate basate su cellule staminali per patologie eterogenee. “Quando una terapia non approvata viene proposta a pagamento, è un segnale di forte criticità”, aggiunge.Nel complesso, la direzione della medicina rigenerativa sembra orientarsi sempre meno verso la sostituzione meccanica dei tessuti e sempre più verso la modulazione dei processi biologici endogeni. La sfida delle terapie cellulari non è quindi rimpiazzare ciò che è perduto, ma comprendere e guidare i meccanismi di rigenerazione già presenti nell’organismo.Grande Giove è una serie videopodcast su tecnologia, scienza e innovazione, powered by Wired. Ai microfoni Daniele Ciciarello e Matteo Imperiale. Alla produzione Ludovico Casalone e Federico Meneghini. Coordinamento editoriale di Tommaso Perrone e Riccardo Saporiti. In redazione: Marta Abbà, Samantha Colombo e Nicholas David Altea. Supporto YouTube: Martina Bellet. In segreteria: Elena Lotto.
Le cellule staminali sono davvero la medicina del futuro?
Roberto Gramignoli e Gianvito Martino raccontano come le terapie cellulari stiano trasformando la medicina rigenerativa, dalla sclerosi multipla alla placenta, puntando a potenziare i processi di rigenerazione del corpo












