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Due comunità sotto choc, Cosenza e Montalto. Una tragica fatalità ha interrotto la vita di Lidia Manon Vallone, per tutti semplicemente Manon.

Il suo nome francese incuriosiva chiunque la conoscesse. E lei – puntualmente – raccontava che fosse stato scelto dalla madre, appassionata di lirica e della “Manon Lescaut” di Puccini.

Viveva di passioni. Intanto, quella per il suo lavoro: fisioterapista eccellente, instancabile e precisa. Poi, quella per le orchidee, la pittura, e gli animali. E, ancora, per i suoi nipoti, i figli dei suoi fratelli, parlando dei quali le luccicavano gli occhi.

Adorava pure il suo cagnolino, Nijo, per il quale aveva subordinato le sue priorità; l’amore per il mare scavalcato da quello per la montagna, dove si ritagliava del tempo libero insieme al suo “figlio” a quattro zampe. Lo aveva preso in affido per pochi mesi, salvo poi non riuscire più a staccarsene. Venerdì, però, ha scelto il mare e la sua casa di Le Castella. Ha salutato i colleghi del Centro di medicina riabilitativa di Settimo del fisiatra Pino Canonaco, con cui lavorava fin da quando lo studio era a Castrolibero. Oltre venti anni in cui aveva sviluppato un profondo legame d’amicizia con Sonia, alla quale ha riservato le sue ultime parole prima di lasciare il Centro, dieci minuti dopo le 19.