VENEZIA - Con l’inizio della stagione turistica, i taxisti premono sempre di più il piede sull’acceleratore. Le presenze in città aumentano a dismisura e i mezzi non di linea non sarebbero abbastanza per soddisfare le numerose richieste. La prima diretta conseguenza è questa: sempre più conducenti sfrecciano da una parte all'altra della città nel disperato tentativo di accaparrarsi ogni cliente e massimizzare il numero di corse nel minor tempo possibile. Ad evidenziare la pericolosità del fenomeno non sono solo i dati della polizia locale – che giornalmente effettua centinaia di controlli di velocità – ma anche le concrete ripercussioni che le folli corse in laguna hanno sul moto ondoso e sulla sicurezza dei guidatori di altri mezzi meno pesanti.

Solo tre giorni fa un ultimo “incidente” ha coinvolto una gondola: l’imbarcazione, a causa di un’onda anomala, si è rovesciata in Canal Grande e il pope è stato sbalzato in acqua, sbattendo violentemente la testa. Le condizioni del gondoliere ora sono stabili: l’uomo era entrato all’ospedale civile in codice rosso con un trauma cranico dovuto all’improvvisa caduta. Ieri, a distanza di tre giorni dal fatto, è stato dimesso. Di fare chiarezza sulla vicenda se ne stanno occupando gli agenti della polizia locale. Gli inquirenti hanno già acquisito tutti i frame delle videocamere che circondano l’area in cui è capitato il fatto. La visione però non è ancora riuscita a chiarire completamente la vicenda. Al momento della caduta il gondoliere non stava navigando: l’uomo stava pulendo la barca in attesa di cominciare il servizio. A farlo sbalzare è stata un’onda anomala che però anche gli inquirenti non riescono ancora ad attribuire precisamente ad uno dei mezzi in transito in quel preciso istante. Il tratto era molto trafficato e i mezzi vicini erano almeno in cinque. Il primo, più vicino alla gondola, era un vaporetto. Il secondo, proprio davanti al vaporetto, era un taxi. L’obiettivo dei prossimi giorni è cercare di scoprire le eventuali responsabilità. I CONTROLLI Velocità in centro storico: il tema è caldo. La polizia locale esegue i controlli tanto con gli operatori sul posto, quanto utilizzando il sistema Sisa. Dall’inizio dell’anno fino agli ultimi giorni di maggio il bilancio delle sanzioni emesse è molto pesante. Si parla di circa cinquecento multe emesse, per un totale di cinquanta mila euro di sanzioni amministrative. Un dato che sarebbe già di per sé rilevante se non si aggiungesse anche un’ulteriore precisazione. Il settanta per cento di queste multe sono state emesse nei confronti dei soli mezzi di trasporto acquei non di linea: i taxi. Secondo questa stima, rispetto al totale, ben 350 multe riguardano proprio i guidatori di questi mezzi e l’irregolarità riscontrata è quasi sempre la stessa: l’eccessiva velocità. Non si tratta di folli gare di velocità compiute “per divertimento” (come capita in altri casi) ma presumibilmente più di un tentativo di sostenere i pesanti carichi di lavoro. Per riuscire a trasportare tutti, si cerca di correre un po’ di più. E i taxisti che eludono le regole infatti lo fanno quasi tutti allo stesso modo. Se il limite di velocità in centro storico è di sette chilometri all’ora, quasi tutti i multati percorrono i dieci o gli undici chilometri all’ora. Molti di loro vengono bloccati anche in fasi di sorpasso di altri mezzi. I più rispettosi, secondo i dati della polizia, rimangono i privati: sono loro ad aver accumulato il minor numero di sanzioni. LA POLEMICA «Il moto ondoso è un problema noto e grave» spiegano dall’associazione gondolieri. «Prima dell’inizio della Biennale e dell’inizio effettivo della stagione turistica, i guidatori degli altri mezzi tendevano a rispettare maggiormente le regole, anche in relazione all’accensione del sistema del barcavelox. Poi è cambiato tutto. Il sistema per emettere le multe continua a funzionare ma pare che non sia più così’ importante non prendere sanzioni» prosegue il gondoliere. «Stiamo cercando di circoscrivere il problema. A breve dovremo confrontarci con tutte le attività che lavorano quotidianamente in laguna, sull’acqua, per cercare di trovare una soluzione. Per fortuna il nostro collega oggi (ieri, ndr) è stato dimesso dall’ospedale». IL COMMENTO «Si tratta di un problema conosciuto e di lunga data» specifica il comandante della polizia locale, Marco Agostini. «Non si tratta di una cosa di cui scherzare e non si può nemmeno pensare che la scusa del lavoro possa giustificare manovre che mettono in pericolo altri guidatori in laguna. Ogni mancato rispetto delle regole conduce alla possibilità di pericoli. Tuttavia, i tassisti si impegnano a fare sistematicamente ricorso rispetto alle sanzioni emesse dal sistema del Sisa. Sono stati notificati circa settecento ricorsi tra la fine del 2025 e tutto il 2026» prosegue Agostini. «Tutti devono rispettare le regole, anche se si tratta di esigenze lavorative, nessuno può permettersi di eludere le regole. Per ottenere il termine di un ricorso ci vogliono molti anni, ma alla fine tutte le multe dovranno sempre essere pagate, è solo questione di tempo».