C’è tutto il peggio possibile, in questa storia. Un incidente stradale nella notte, uno scooter tamponato brutalmente che carambola sull’asfalto dell’Aurelia e porta con sé i corpi delle due ragazze a bordo. Delle due, Sofia Barbieri non ce l’ha fatta. Una storia già intollerabile così, con quella vita persa per strada una notte d’inizio estate, a Ceriale. Eppure, se possibile, c’è del peggio. E che peggio inenarrabile. Si fa davvero fatica a scriverlo: il peggio sono i video postati sui social, subito prima e dopo l’incidente. «Qui ci danno il tentato omicidio» e «Ve lo giuro, questa è mort… abbiamo rotto tutto stanotte, bro. Per un mese niente lavoro fratello, tentato omicidio ci han fatto», così, giusto per deridere i carabinieri accorsi sul posto mentre tentavano di salvare le due ragazze. I corpi sull’asfalto, la concitazione nel tentativo di salvare quelle due vite, e quegli altri che ridacchiano, magari con qualche gomitata di solidarietà (si fa così fra “bro”, no?) e riprendono con il telefonino perché non sia mai che qualcosa non sia postato sui social. Foss’anche la morte. Erano alterati, quei ragazzi sull’auto? Poco conta, in fondo. Qualunque stato di alterazione dovrebbe arretrare, di fronte a un evento come quello. Non c’è un barlume di lucidità e di cuore, in quella scena. Che pare terribilmente irreale e invece è talmente vera che quei ragazzi hanno pensato bene di postarla sui social, poco dopo. Che occasione unica, la morte in diretta, anche se non capisci cos’è.