Sono passati poco più di due anni da quando Riccardo Di Cristo, un bimbo di quattro mesi figlio di Alessandro e Yuanyuan Lì, è «andato via». Ma, nella casa di Torre del Greco dove vivono i coniugi Di Cristo con il gemello di Riccardo (Leonardo) e un altro fratellino (Lorenzo) nato sei mesi fa, nulla è più come prima. Da quel 16 febbraio 2024, l’elegante appartamento che affaccia sul porto, è diventato un rifugio per questi genitori che stanno lottando per «ottenere giustizia», vivendo nel ricordo del loro figlio morto all’ospedale Monaldi di Napoli per una probabile infezione da Escherichia-Coli curata con un antibiotico inefficace.
Un’ipotesi sulla quale la procura della Repubblica del tribunale di Napoli sta ancora indagando: dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di due medici, grazie alla caparbietà dell’avvocato Tommaso Ciro Civitella che ha ribattuto punto su punto ad una prima richiesta di archiviazione da parte del pm, Stella Castaldo, solo pochi giorni fa è iniziato l’incidente probatorio che servirà a stabilire con certezza le cause del decesso ed eventuali responsabilità penali. Una storia tutta da chiarire che si è consumata nello stesso reparto – o meglio nella stessa stanza - di cardiologia pediatrica in cui era ricoverato il piccolo Domenico Caliendo, il bambino al quale è stato trapiantato per errore un cuore risultato poi ghiacciato. Nel 2024, le vite di Domenico e Riccardo – stessa età – si sono sfiorate: l’uno accanto all’altro, hanno condiviso un calvario al quale hanno assistito impotenti i genitori. Oggi, Alessandro Di Cristo, 36 anni, con accanto sua moglie Yuanyuan Lì di origini cinesi, lo racconta con le lacrime agli occhi: «È un dolore che non passa», dice l’uomo. «Fa male perché ti resta addosso la sensazione di non essere riuscito a proteggere e soprattutto a salvare tuo figlio». Che cosa è successo?«Riccardo è nato con una malformazione cardiaca. Nessuna sorpresa: era stata diagnosticata già durante la gestazione e ci avevano detto che casi del genere, soprattutto per gravidanze gemellari, erano frequenti e risolvibili con un intervento chirurgico. Insomma, ci avevano tranquillizzato. È nato all’ospedale di Villa Betania dove è rimasto ricoverato circa dieci giorni. Poi è stato trasferito al Monaldi per approfondimenti diagnostici e per iniziare un percorso propedeutico all’intervento chirurgico». Dopo due settimane siete tornati a casa?«Sì. Dovevamo comunque aspettare che ci chiamassero per l’operazione. Nel frattempo Riccardo doveva mettere peso ma vomitava spesso. Anche per questo, subito dopo le festività natalizie, è stato necessario un altro ricovero. Gli hanno fatto diversi esami e l’urinocoltura ha segnalato una infezione alle vie urinarie. Sappiamo che i medici per diverso tempo l’hanno ignorata, per almeno quindici giorni siamo andati avanti così». Poi che cosa è cambiato?«L’antibiogramma ha dimostrato che c’era una infezione da Escherichia-Coli e così si sono finalmente convinti a procedere con la cura». E dunque si è perso molto tempo?«Ovviamente sì. Ma anche in questo caso, secondo il nostro consulente, il dottore Antonio Sorrentino, hanno sbagliato farmaco: dagli esami si evinceva chiaramente che l’antibiotico Augmentin fosse inefficace». Quindi hanno somministrato un altro farmaco?«No, hanno usato l'Augmentin». Un errore nell’errore?«Proprio così». Ma i medici che cosa vi dicevano?«Nessuno ci ha mai spiegato la gravità della situazione. E anche parlare con uno specialista era impossibile: quelli del turno di sera rimandavano ai medici della mattina e viceversa. Eppure ci avevano detto che era un reparto di eccellenza, ci eravamo affidati a loro perché credevamo che fossero il top». Invece?«Ci siamo trovati a vivere una situazione assurda che provoca rabbia e delusione». Ci spieghi meglio.«Erano disorganizzati e approssimativi. Le faccio qualche esempio: mio figlio stava male e loro gli davano il latte con un sondino lasciato all’aria aperta utilizzando un contenitore dove non erano stati rimossi i residui del giorno prima». Addirittura?«Ma c’è di peggio: più volte ci siamo resi conto che stavano per somministrargli farmaci sbagliati. Siamo stati noi a farglielo notare. Tutto questo lo abbiamo denunciato e abbiamo inserito testimonianze di altri genitori che hanno vissuto la stessa esperienza. Anche su questo sta indagando la magistratura». Il giorno in cui Riccardo si è spento, qualcuno in ospedale vi ha dato spiegazioni su quanto era accaduto?«Nessuno. Era ora di pranzo. Il 16 febbraio 2026. Ci hanno telefonato e ci hanno comunicato la notizia che era morto. Senza umanità, senza empatia. Quando siamo arrivati al Monaldi nessuno ci è venuto incontro. Ci hanno fatto aspettare fuori alla rianimazione per lungo tempo dicendoci che dovevano preparare il corpo. Nel frattempo, dagli operatori sanitari abbiamo ricevuto solo frasi di circostanza. I parenti degli altri bambini, invece, sono stati molto gentili con me e con mia moglie. Solo dopo diverse ore ci hanno fatti entrare e ci hanno mostrato il corpo di nostro figlio per pochi minuti. Uno strazio che non si può capire fino a quando non si vive. Un dolore infinito per il quale attendo giustizia».






