Il sole a picco e il caldo torrido che non aveva trovato ad Annaba, l’antica Ippona, li trova a Pavia: seconda tappa del pellegrinaggio del Papa sui passi di sant’Agostino di cui «sono figlio», aveva detto nel primo saluto dopo la sua elezione. È il giorno di Leone XIV nella città dove sono custodite le reliquie del santo vescovo che lega il suo nome a Ippona, la località del suo ministero e della sua morte, oggi in Algeria, che il Pontefice aveva visitato sotto la pioggia e in mezzo al vento gelido ad aprile all’inizio del suo viaggio apostolico in Africa. La frase del dottore della Chiesa che Robert Francis Prevost ha scelto come motto, “Nell'unico Cristo siamo uno”, lo accoglie nella facciata della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro dove da tredici secoli si trovano le spoglie di Agostino. L’urna è stata spostata sull’altare dall’Arca, il celebre monumento funebre gotico al centro dell’abside che per la visita del Papa è tornato a nuovo splendore. Il Papa incensa le reliquie. Poi la preghiera personale: a mani giunte, in piedi, con volto commosso. Ad accompagnare il momento di raccoglimento il canto “Magne Pater Augustine”. Quindi l’accensione della lampada votiva, omaggio al santo e segno dalla sua sosta davanti al santo che lo “guida” fin dall’esordio della sua vocazionePapa Leone XIV davanti alla reliquie di sant'Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro a Pavia / AFP Una figura che «brilla di luce preziosa», spiega nella sua riflessione. Perché, sottolinea, «il suo pensiero, la storia della sua conversione, la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità». E tiene a far sapere: «Il bisogno di rientrare in sé stessi, di non disperdersi nella frammentazione esteriore, di cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni è un’esigenza comune a tutti: oggi esso riaffiora in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani». Nel chiostro del convento degli agostiniani, dove incontra trenta religiosi, i vescovi della Lombardia ma anche un gruppo di ragazzi che lo acclamano, spiega a braccio che «sant’Agostino ci insegna a vivere ciò che Gesù ci ha detto: non possiamo amare Dio se non amiamo i fratelli» E la consegna a essere «segno della carità» e a «vivere l’amore, la riconciliazione e la pace». Le quattro ore di Leone XIV a Pavia iniziano alle 14.39 quando l’elicottero “papale” atterra in terra lombarda. Prima tappa al Centro nazionale di adroterapia oncologica, polo di ricerca dove «l’energia nucleare è a servizio dell’uomo e della cura dei tumori, non strumento di morte», spiega il vescovo Corrado Sanguineti. Un centro che «che fa miracoli», dice il Papa che abbraccia i piccoli pazienti con le loro famiglie. «Dio non vuole che nessuno soffra», tiene a far sapere. Ai genitori affida un compito: «Fate capire a tutto il mondo come quando ci sono momenti difficili, se non c’è la presenza della famiglia, tutto è più difficile». E aggiunge: «Quello che ci promette Dio, è che sarà sempre presente. E anche quando siamo troppo deboli, ci manda degli angeli». Perché, prosegue, «Dio opera nelle nostre vite anche tramite i medici, gli infermieri, tante persone». Da qui l’importanza della ricerca come via per preparare il futuro. E la raccomandazione: «Se le cose sono difficili, mettiamo tutta la nostra fiducia in Dio». Il Papa con i piccoli pazienti del Centro nazionale di adroterapia oncologica a Pavia / VATICAN MEDIADal Cnao al cuore “agostiniano” di Pavia: la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Di fronte a sé il Papa ha oltre cento rappresentanti della famiglia agostiniana e poi il clero, i religiosi e le religiose, i rappresentanti della diocesi di Pavia riuniti per celebrare con lui la liturgia della Parola. «Qui lei è di casa e si sente a casa», gli dice Sanguineti ricordando le sue visite da priore generale degli agostiniani, quella di Benedetto XVI nel 2007 in cui padre Prevost lo accompagnava, l’ultima nel febbraio 2024 da prefetto dei Dicastero per i vescovi per concludere l’Anno agostiniano.Alla diocesi di Pavia, ma a ogni diocesi, Leone XIV chiede di «non lasciarsi scoraggiare dalle fatiche, dal contesto secolarizzato e dalle difficoltà nella trasmissione della fede». E per farlo «serve uno sguardo animato dallo spirito della fede, che aiuti a leggere la realtà in modo più profondo rispetto a ciò che appare a prima vista, e a non scivolare in un atteggiamento negativo e pessimista, incapace di generare vita nuova». Il Papa invita a essere «Chiesa viva» con «pietre vive» che «cammina in mezzo alla gente, esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare, curando le relazioni con le famiglie, con coloro che si preparano a ricevere i Sacramenti e anche con chi si affaccia saltuariamente o è lontano dalla vita di fede». E indica due riferimenti. Il primo è «stare uniti a Cristo» che «ci preserva dal rischio di disperderci e affaticarci in cose secondarie». Il secondo è «imparare ad essere comunità cristiane centrate sull’essenziale», anche se «ciò dovesse comportare la rinuncia a qualche struttura e a qualche sicurezza del passato». Il Papa è consapevole che «le problematiche odierne riguardano la trasmissione della fede e la pratica religiosa» in un tempo «nel quale molte persone sembrano aver perduto il gusto spirituale o, per diverse ragioni, non riescono più ad avvertire come attraente la proposta della fede cristiana». Per questo il Pontefice chiama «anzitutto a portare l’annuncio del Vangelo, un annuncio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che faccia emergere la bellezza della fede per la nostra vita e per la nostra società. C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede». Il Papa esorta a valorizzare il «meglio della storia» ecclesiale, come «gli oratori» che cita e che incontra poco dopo accanto al Duomo. Ma anche stimola a «sperimentare nuove possibilità di incontro». Richiama «le reti di piccole comunità che si incontrano nelle case intorno al Vangelo, aperte al servizio della comunità parrocchiale o pastorale». Incoraggia «la testimonianza negli ambienti di vita, anche attraverso i movimenti e le associazioni». Spinge «a farsi prossimi dei poveri». Invita ad avere uno «stile sinodale nella vita comunitaria, imparando sempre più a camminare insieme, coltivando la fraternità e promuovendo la corresponsabilità». E sottolinea l’importanza del «dialogo con la cultura» prendono spunto dalla presenza secolare dell’università di Pavia. «Lo studio e l’elaborazione scientifica spronano i credenti a pensare una proposta di fede capace di illuminare la ricerca di verità, di giustizia e di bellezza che muove l’animo umano». Fuori dalla Basilica, i malati e i disabili che saluterà a lungo prima di salire in papamobile per raggiungere il Duomo.
Il Papa a Pavia sui passi di Agostino: «Non si può amare Dio se non si ama il prossimo»
L’attesa visita nella città che ospita le reliquie del santo vescovo di Ippona di cui Leone XIV è figlio. «Viviamo la riconciliazione e la pace» ha detto Prevost. L’incontro con i piccoli pazienti malati di tumore: «Dio non vuole che nessuno soffra». La preghiera commossa davanti alle spoglie del santo. Alla Chiesa: non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e alla secolarizzazione












