Una cena in giardino, il cinema all’aperto, una passeggiata lungo il fiume possono essere guastati dalle zanzare che, dopo aver punto, lasciano sulla pelle fastidiosi pomfi arrossati e gonfi. Per tenerle alla larga esistono i repellenti, la maggior parte dei quali contiene N-N-dietil-meta-toluamide, un composto noto come Deet, sviluppato dall'esercito statunitense nel 1946.

Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Experimental Biology e frutto della collaborazione tra Clément Vinauger, professore associato del dipartimento di Biochimica del College of agriculture and life sciences del Virginia Tech, negli Stati Uniti, e Claudio Lazzari, professore emerito dell’Institut de recherche sur la biologie de l'insecte dell'Università di Tours, in Francia, mette in luce un paradosso: questi insetti potrebbero essere attratti dalla sostanza anziché allontanati.

"Quando la concentrazione del principio attivo sulla cute si riduce, una zanzara può percepirne ancora l'odore senza essere sufficientemente scoraggiata. Se riesce a pungere e quindi ad alimentarsi, lo stimolo olfattivo potrebbe, nel tempo, essere associato al pasto, anziché a un segnale da evitare”, spiega il docente statunitense.

Associazione tra stimolo e reazione