Tre giorni. Tanto è bastato per trasformare un amore ritrovato in un cuore spezzato. Così oggi sulla prima pagina di Libero, giornale schierato a destra e vicino alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, campeggia un titolo che sigla la rottura: “Trump è un coglione“. Perentorio, senza appello. Eppure il 17 giugno, mercoledì, lo stesso Libero titolava in modo ben diverso, dedicando l’apertura al disgelo con Washington dopo l’incontro al G7: “Giorgia-Donald, l’amore ritrovato“. Con un fiume di apprezzamenti per lo stile della premier: la “cravatta galeotta” su “tailleur color vaniglia” che “dopo un’ultima frecciatina” ha agevolato la riconciliazione tra i due innamorati. Politicamente parlando, si intende.
“Spiace dirlo – scrive nel suo editoriale Alessandro Sallusti – ma non trovo, e forse non c’è, un altro modo di dirlo: Donald Trump è un coglione. Punto”. A scatenare tale delusione è stata la descrizione dell’incontro al summit di Evian fatta dal presidente Usa al giornalista di La7, Daniele Compatangelo: “Probabilmente [Meloni] è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a farlo. Mi ha implorato di fare una foto con lei, voleva una foto con me così tanto. Mi ha fatto pena”. Pochi secondi di dichiarazione, amore finito. “Solo un coglione poteva rovinare tutto con una balla così enorme da diventare ridicola” prosegue Sallusti. Secondo il direttore Meloni che chiede un selfie a Trump è “roba da ubriachi duri,” non è possibile “eppure se l’ubriaca fosse stata la nostra premier. E allora perché dire una assurdità del genere?” si chiede. “La risposta la si può trovare soltanto nella definizione della parola “coglione” entrata nel gergo popolare della lingua italiana: persona inetta, stupida, che agisce con scarsa intelligenza. L’articolo viene accompagnato da una vignetta firmata dal disegnatore del giornale Benny, che ritrae il presidente americano sotto il balcone di Meloni, stile Romeo e Giulietta, che riceve il benservito dalla premier.










