Il nuovo attacco sul Medioriente arriva a due mesi dal primo "grande gelo"
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"Mi sbagliavo su di lei". Era iniziata così, due mesi fa, la rottura clamorosa del rapporto tra Giorgia Meloni e Donald Trump, con una dichiarazione del tycoon al Corriere della Sera. Il presidente degli Stati Uniti non aveva sopportato il mancato appoggio della premier alla "sua" guerra in Medio Oriente, conflitto che la premier non aveva condannato, ma nemmeno condiviso. Appena due settimane prima c'era stato il diniego da parte del ministro della Difesa, Guido Crosetto, all'utilizzo della base italiana di Sigonella ad aerei americani che sarebbero dovuti atterrare e ripartire verso l'Iran. Senza alcuna richiesta preventiva ma a piani di volo già definiti l'Italia non poteva dare il permesso, perché è un'attività non prevista dagli accordi con Washington sull'uso della base: serviva un'autorizzazione parlamentare. "Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo", aveva commentato Trump. Evidentemente infastidito anche dal fatto che la premier avesse definito "inaccettabili" i suoi attacchi al Papa, definito "debole contro il crimine", in riferimento alle posizioni del Pontefice sulla guerra a Teheran. "Io inaccettabile sul Papa? Lei lo è", aveva detto Trump di Meloni. Ma lo stesso aggettivo aveva usato la premier a gennaio, per stigmatizzare questa volta le parole del Tycoon sui soldati alleati in Afghanistan, che secondo lui si sarebbero tenuti lontani "dalla prima linea". Affermazioni "che destano stupore" e che "non sono accettabili", aveva detto Meloni, perché l'amicizia tra Paesi alleati richiede "rispetto". E non è un segreto che la presidente del Consiglio abbia giudicato i dazi imposti da Trump come l'ennesima spina nel fianco per la stabilità europea, così come il rapporto del Tycoon con Putin. Lo sforzo però è sempre stato finalizzato a tenere Trump agganciato al Vecchio Continente.













