Caro dottor D’Alessandro,

da grande appassionata di Tennis, che scrivo con la T maiuscola, ho assistito alla rovinosa sconfitta della campionessa, nonché numero 1, Aryna Sabalenka addirittura nei quarti di finale del Roland Garros e seguito con molta attenzione la sua disperazione, la reazione a caldo, la voglia di buttare tutto all’aria.

Adesso leggo le sue dichiarazioni: “Dopo il Roland Garros, sono andata da uno psicologo. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per riprendermi, ho pensato molto a quella partita. È stata una sconfitta molto dura da metabolizzare perché sentivo di aver perso una grossa opportunità. Sono andata da uno psicologo perché avevo bisogno di aiuto per non restare intrappolata in quella sconfitta. Stavo cercando un modo per lasciarmi alle spalle ciò che era successo. Mi ha aiutato molto, a volte hai bisogno di parlare con qualcuno”.

Queste parole mi hanno fatto riflettere sul limite, talvolta invalicabile, anche da chi appare invincibile. Mi chiedo se possano bastare alcune sedute o se non sia necessario un percorso per approfondire meglio cosa accade dentro di noi, di tutti noi, Aryna, Maria, Vincenzina o Carmela comprese?

Vincenzina – Parma