VITO D’ASIO (PORDENONE) - Il mistero attorno alla morte del giovane orso bruno rinvenuto nei giorni scorsi nell’area golenale del torrente Arzino si arricchisce di nuovi interrogativi. Proseguono gli accertamenti e, mentre gli esami tossicologici dovranno chiarire le cause del decesso, gli investigatori stanno ricostruendo gli ultimi spostamenti dell’animale per verificare dove sia morto realmente e se la carcassa possa essere stata trascinata dalla corrente. Un’indagine complessa che non esclude alcuna ipotesi, compresa quella dell’avvelenamento.
Uno scenario che, con il passare delle ore, prende sempre più consistenza. In quel caso, si tratterebbe di capire se sia avvenuto accidentalmente, magari perché qualcuno ha lasciato sostanze pericolose nelle sue proprietà o con l’intento di liberarsi di roditori e altri animali: in linea teorica l’animale potrebbe essersene cibato durante una delle sue razzie in casolari semi abbandonati o in stalle presidiate. Oppure l’altro scenario: potrebbe essersi trattato di un drammatico atto deliberato, dal momento che è risaputo che da anni la zona a cavallo tra la provincia di Pordenone e la Carnia è popolata da alcuni esemplari di questi plantigradi. Secondo l’università di Udine sarebbero almeno 4, tutti maschi e in dispersione dalla Slovenia. GLI ESAMI Al momento non ci sono conferme ufficiali e gli accertamenti diagnostici sono ancora in corso, ma da quanto emerge il decesso del plantigrado potrebbe non essere avvenuto nel punto in cui il corpo è stato recuperato. Gli investigatori stanno infatti lavorando per ricostruire gli ultimi spostamenti dell’animale e verificare se la morte possa essere sopraggiunta più a monte rispetto al luogo del ritrovamento. Una delle aree finite sotto osservazione è quella di Pozzis, in comune di Verzegnis. Un’ipotesi che, se trovasse riscontri, allargherebbe inevitabilmente il perimetro delle verifiche anche alla provincia di Udine, coinvolgendo ulteriori territori e amministrazioni nella ricostruzione dei fatti. Secondo quanto si apprende, tra gli elementi al vaglio ci sarebbe anche la possibilità che il corpo dell’orso sia stato trascinato dalla corrente del torrente Arzino. LA SCOPERTA Nei giorni precedenti al ritrovamento il corso d’acqua risultava infatti particolarmente impetuoso e questo potrebbe aver favorito lo spostamento della carcassa per diversi chilometri, alterando il punto effettivo del decesso e complicando il lavoro degli inquirenti. L’animale, un giovane esemplare maschio di orso bruno del peso di 83 chilogrammi e di età stimata tra i 2 e i 3 anni, era stato individuato nella serata di giovedì 11 giugno dal personale della Stazione forestale di Pinzano al Tagliamento dopo la segnalazione di un ciclomotore. ACCERTAMENTI «La carcassa è stata recuperata e trasferita al Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine, dove sono stati eseguiti gli accertamenti veterinari post mortem - si legge in una nota della Direzione regionale risorse agroalimentari, forestali ed ittiche, con l’assessore Stefano Zannier che sta seguendo la vicenda da vicino -. Gli esami, condotti dall’Unità di patologia animale in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie – sezione di Basaldella – e con la Clinica veterinaria Tergeste, alla presenza del Corpo forestale regionale e del Museo friulano di storia naturale, non hanno però consentito di individuare con certezza le cause della morte». «Per questo motivo - si legge nel comunicato - sono stati disposti ulteriori approfondimenti diagnostici - tra cui il fondamentale test tossicologico - che richiederanno tempi tecnici più lunghi». Parallelamente proseguono le verifiche sul territorio e il confronto con gli enti confinanti per stabilire provenienza, percorso e ultime ore di vita dell’animale. Un’indagine che, giorno dopo giorno, assume sempre più i contorni di un vero e proprio giallo ambientale. Se venisse accertato che qualcuno ha ucciso volontariamente l’orso, la legge sulla fauna prevede pene molto severe. Se fosse stato usato veleno o esche avvelenate, possono aggiungersi ulteriori violazioni (anche ambientali o sanitarie), con aggravamento del quadro sanzionatorio.







