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L’inchiesta
di Rino Giacalone
20 Giugno 2026, 07:00
La via è quella che si percorre per arrivare ai tornanti che portano ad Erice. Qui, in via Sant'Anna, si affacciano antiche ville, abitazioni della nobiltà di un tempo, in una di queste abita l'ex primario ospedaliero Francesco Burrafato, 84 anni compiuti a febbraio. Ieri la strada è stata invasa dai carabinieri del Ros, andati a bussare a casa dell’ex camice bianco. Un ordine di perquisizione disposto dalla procura antimafia di Palermo, dai pm Brucoli e Padova, Burrafato, che ha chiuso la sua carriera più di una decina di anni addietro, è indagato per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Tradotto, è lui per i magistrati un altro dei tasselli risultati utili alla latitanza trentennale del boss Matteo Messina Denaro. Sullo scenario del blitz la notizia che è caduta un’altra maschera, i magistrati coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia hanno identificato in Francesco Burrafato il “parmigiano” delle lettere del boss ai suoi familiari. Il “parmigiano” di solito finisce grattugiato, e Burrafato finiva, senza opporsi, e in silenzio, sulla grattugia mafiosa per consegnare soldi al capo mafia. In una lettera a “Fragolone”, alias di Rosalia Messina Denaro, il boss dal suo covo di Campobello di Mazara, nel 2022 dava istruzioni alla sorella per farsi dare da “parmigiano” un “prestito” di 40 mila euro in tranche da 5 mila euro. Soldi che, secondo le indicazioni di Matteo Messina Denaro, doveva andare a prendere “fragolina”, la figlia di Rosalia, l’avvocata Lorenza Guttadauro che dello zio fu suo difensore all’indomani dell'arresto, era il 16 gennaio 2023, nella clinica palermitana “La Maddalena”. Un episodio riassunto dal Ros dei carabinieri, in una informativa del 17 maggio scorso.











