L'editoriale della direttrice di iO Donna Danda Santini del 20 giugno 2026
di
Danda Santini
Ogni volta che sono a Roma, se riesco, passo da piazza della Rotonda. Anche solo per ammirare con un colpo d’occhio, dall’esterno se la coda è lunga, una delle mie opere preferite: il Pantheon. Edificato nel I secolo a.C. da Agrippa, distrutto da un incendio nel secolo dopo, ricostruito da Adriano nel II secolo d.C., per me è irresistibile.
I romani, maestri di civiltà e allora padroni del mondo, avevano prodotto un capolavoro non solo architettonico, ma anche filosofico: il Pantheon era dedicato a tutti gli dei, passati, presenti e futuri. Anche a quelli di cui non conoscevano il nome, quelli legati ad altre culture, o che sarebbero potuti arrivare dopo. Poi destino volle che nel 609 il tempio fosse trasformato in chiesa e consacrata a un unico culto: quello di Santa Maria ai Martiri.













