HomeUmbriaCronaca"Per lui nessuna attenuante". Ergastolo a Romita? Ecco perchéFemminicidio di Laura Papadia: pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Terni che ha condannato il 48enne al “fine pena mai“.Laura Papadia, uccisa a trentasei anniRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciNiente premeditazione, ma nessuna attenuante: ecco perché Romita è stato condannato all’ergastolo. A due mesi dalla sentenza sono arrivate anche le motivazioni della Corte d’Assise di Terni, che lo scorso 13 aprile ha condannato all’ergastolo Nicola Gianluca Romita, per aver ucciso la moglie Laura Papadia, a trentasei anni. I fatti, come è noto, avvennero a Spoleto il 26 marzo del 2025, nell’appartamento di via Portafuga dove viveva la coppia che si era trasferita in Umbria per motivi di lavoro. La pubblica accusa non riconoscendo la premeditazione e bilanciando aggravanti con attenuanti, aveva chiesto per il 48enne accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale una pena di 30 anni di reclusione. Gli avvocati di parte civile Filippo Teglia e Monica Genovese, per conto del padre della vittima, Maurizio, e dei fratelli Alessandro e Fabio, avevano invece chiesto proprio la pena dell’ergastolo. Richiesta accolta dalla Corte che ha ritenuto sproporzionato il movente e quindi la reazione dell’omicidio rispetto al desiderio della donna 36enne di avere un figlio con il proprio marito. La gravità del reato è dovuta anche al contesto dove, durante la notte, tra le mura domestiche, si è consumato il femminicidio. Nessun tentativo di salvare la donna agonizzante, nessuna chiamata ai soccorsi, ma anche poca chiarezza nella ricostruzione della dinamica dell’omicidio.