Si è chiusa al dipartimento di Ingegneria ’Enzo Ferrari’ di Unimore l’edizione 2026 di ’Ragazze Digitali’, il progetto che dal 2013 avvicina le studentesse delle scuole superiori all’informatica, alla tecnologia e alle discipline STEM attraverso attività pratiche, laboratori e momenti di orientamento costruiti a contatto con docenti, tutor, aziende e realtà del territorio. Per Unimore l’edizione 2026 segna un risultato particolarmente rilevante. Sono 250 le studentesse coinvolte nei summer camp con una crescita che conferma la solidità di un’iniziativa nata per incidere su uno dei nodi più delicati della formazione tecnico-scientifica, quello della presenza femminile nei percorsi legati all’informatica, all’ingegneria e alle nuove tecnologie. Ragazze Digitali nasce con l’obiettivo di offrire alle ragazze una possibilità concreta di misurarsi con il digitale in una fase decisiva delle scelte scolastiche e universitarie. In oltre dieci anni il progetto ha acquisito rilievo nazionale, ha ricevuto attenzione da parte della Commissione Europea e dell’Ocse.

"Per molti anni l’informatica è stata raccontata quasi esclusivamente come un ambiente maschile e questo ha creato stereotipi molto forti. La nostra esperienza di oltre dieci anni con Ragazze Digitali ci insegna che, quando questi pregiudizi vengono rimossi, emergono entusiasmo, talento e potenzialità che troppo spesso restano invisibili", dichiara Claudia Canali, del Dipartimento di Ingegneria che segue il progetto fin dalla sua origine. La giornata conclusiva del 19 giugno ha permesso alle studentesse di presentare i progetti sviluppati durante i camp e di restituire il lavoro svolto nei laboratori. Per Unimore, Ragazze Digitali si inserisce in un impegno di lungo periodo sulla formazione tecnico-scientifica e sull’accesso delle ragazze alle professioni del digitale. La crescita delle sedi, l’aumento delle partecipanti e l’allargamento delle partnership indicano una direzione chiara, nella quale scuola, università, imprese e istituzioni territoriali lavorano insieme per rendere più aperti e più accessibili i luoghi in cui si costruiscono le competenze tecnologiche del futuro.