HomeFermoCronacaAppello degli operatori del Cup: "Gli spazi dell’ex bar sono inadeguati"Stipati negli spazi dell’ex bar di quello che era il manicomio, in via Zeppilli, e costretti a lavorare in condizioni...I 35 operatori del Cup di Fermo nell’ex bar di quello che era il manicomio, in via Zeppilli,. costretti a lavorare in condizioni non certo ottimaliRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciStipati negli spazi dell’ex bar di quello che era il manicomio, in via Zeppilli, e costretti a lavorare in condizioni non certo ottimali, in postazioni anguste e scomode, senza alcuna possibilità di avere uno spazio per la pausa pranzo che viene consumato direttamente sul tavolo di lavoro. "Tutti sanno, tutti hanno visto in che condizioni lavoriamo ma non si riesce a trovare il modo di cambiare questa situazione e di renderci le 8 ore di lavoro più sopportabili". E’ la condizione in cui si trovano i 35 operatori del Cup di Fermo, tutti della cooperativa ‘Nuovi Orizzonti’ (la stessa che opera anche al Cup di Pesaro) che chiedono un ammodernamento del servizio e condizioni di lavoro più dignitose. Di fatto, il Cup è dislocato in quello spazio che, appunto, era inizialmente destinato a bar, da almeno 10 anni e, dopo aver segnalato la situazione anche all’assessore regionale alla sanità, Paolo Calcinaro, ma ne è edotto anche il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, oltre al direttore dell’Ast Fermo, Roberto Grinta, tornano a chiedere con insistenza di poter lavorare in luoghi più idonei. "Tra l’altro, trattandosi di cooperativa sociale, stiamo parlando di dipendenti fragili, e dunque categorie protette che andrebbero meglio tutelati" dice qualcuno di loro. E invece, basta sbirciare dall’esterno, per rendersi conto che le postazioni sono l’una a ridosso dell’altra, che non ci sono aree ristoro dove consumare un pasto, che le poltroncine di lavoro sono ormai vetuste, che non c’è un adeguato sistema di ricambio dell’aria. Insomma, una situazione al limite della decenza e dell’accettabilità. Ma di prospettive di cambiamento non se ne parla "anche se – ribadiscono - tutti sanno come siamo messi. È una questione anche di dignità lavorativa". I 35 dipendenti sono impegnati al lavoro nella maggior parte dei casi per 20 ore settimanali (il Cup è operativo dalle 8 alle 18) e sul tavolo mettono anche un’altra importante questione, stavolta relativa all’inquadramento contrattuale: "Ad oggi noi siamo considerati centralinisti, ma di fatto la nostra qualifica esatta è di videoterminalisti, con conseguente differenza, notevole, di stipendio".