Mancinelli
In passerella, l’ultima giacca di Ralph Lauren ha sulla schiena una colomba ricamata e la scritta “Peace and Love”. Mentre Milano si scioglie sotto il sole, si consolida l’idea di un uomo sportivamente elegante. Lo avevamo già incontrato a Pitti. Viaggia, ma non colonizza. Gareggia, ma non sogna la sconfitta dell’avversario. Porta la cravatta, però non la usa per tormentare il prossimo. È un maschio calmo, forse un po’ stanco, forse ha finalmente capito che non tutte le stanze devono essere conquistate: alcune dispongono già di un proprietario.
Ralph Lauren interpreta questa tregua con la chiarezza di chi ha costruito un impero vendendo agli americani il ricordo di un’aristocrazia che non hanno avuto. La collezione Spring 2027 per Purple Label e Polo nasce dalle tradizioni universitarie, dall’atleta gentiluomo, dal gusto per l’artigianato e soprattutto la “camaraderie”: significa appartenere senza uniformarsi, competere senza tentare l’eliminazione fisica del concorrente, stare insieme conservando il proprio stile: quasi un programma politico. Ad applaudire, il pilota Lewis Hamilton, gli attori Colman Domingo, Scott Eastwood, Tom Hiddleston, Henry Golding e i musicisti Benjamin Clementine e Maluma. I modelli di Ralph Lauren indossano blazer, denim, pantaloni generosi, maglie da club, cravatte, sete, cuoi e giacche che sembrano già appartenere a qualcuno. Cuoi ammorbiditi, denim lavati, tessuti trattati, lavorazioni giapponesi come il “boro”, tessuti che vengono rattoppati con pezze di colore indaco e innalzano così la qualità del capo, e superfici appena irregolari danno agli abiti una vita precedente. Sembrano usciti da un armadio più interessante del nostro. Questo è il talento di Lauren: fabbricare abiti nuovi provvisti di passato.












