di

Nando Pagnoncelli

Sullo Stabilicum 36% di favorevoli e 40 di contrari. E il 47% vorrebbe una riforma condivisa

Dal 1993, anno a partire dal quale inizia il bipolarismo in Italia, abbiamo avuto 4 leggi elettorali (di cui una, l’Italicum, dichiarata parzialmente incostituzionale, mai stata utilizzata). I cambiamenti della legge elettorale sono avvenuti, per stare agli ultimi due casi, a ridosso delle Politiche (il Porcellum approvato nel 2005 per le elezioni del 2006; il Rosatellum approvato nel 2017 per le elezioni del 2018). Le critiche a queste scelte hanno almeno due aspetti rilevanti: si decidono le leggi a ridosso delle elezioni e si punta a sistemi in qualche modo «su misura», miranti a far vincere la coalizione che governa.

Oggi è in discussione (forse in dirittura di arrivo) una nuova legge elettorale che sembra avere le stesse caratteristiche: proposta a un anno circa dalle Politiche, mirata a contenere i possibili buoni risultati della coalizione progressista, nel caso si presenti unita. La legge proposta, lo Stabilicum, prevede un proporzionale con premio di maggioranza al 42% (con un tetto massimo di deputati e senatori alla coalizione vincente), l’abolizione dei collegi uninominali, l’assenza di preferenze, l’obbligo di indicare il candidato premier per le coalizioni.