Reggio Emilia, 19 giugno 2026 – I bambini mi danno sempre speranza. La loro naturale apertura, la loro curiosità per le cose più semplici e la loro capacità di meravigliarsi, sognare e giocare mi ricordano le migliori qualità dell’umanità. I bambini che ho incontrato nel mio recente viaggio a Reggio Emilia sprizzavano proprio queste qualità. La loro innata capacità di connettersi e comunicare in tantissimi modi diversi mi ha fatto sentire immediatamente benvenuta, accogliendo un perfetto estraneo con fiducia e gioia. La città italiana è rinomata in tutto il mondo per il suo approccio unico alla prima infanzia. Fin dal secondo dopoguerra, ha considerato i bambini come membri paritari della società.
L’approccio dei 100 linguaggi ha creato una comunità di cura più ampia
I bambini vengono trattati con autentico rispetto e incoraggiati a esprimere e condividere le loro idee attraverso i loro ’100 linguaggi’ – i molteplici modi verbali e non verbali che hanno per esprimersi. Questo approccio ha creato una comunità di cura più ampia, dove tutte le generazioni hanno lo stesso valore e lavorano insieme per il bene comune.
L’approccio della città si fonda sull’umiltà: una forma mentis che incoraggia l’empatia, l’altruismo e la curiosità – le competenze sociali ed emotive necessarie per costruire relazioni sane. I cittadini di Reggio Emilia hanno dimostrato che le infanzie felici sono le fondamenta di comunità felici, e che la connessione autentica inizia con l’ascolto e la comprensione. In un mondo sempre più digitalizzato, dove gran parte della vita è mediata dagli schermi, il bisogno di un legame umano autentico non è mai stato così grande. Molti di noi desiderano riconnettersi con se stessi, con gli altri e con il mondo naturale. Credo che la connessione ci dia stabilità. Ci riporta al senso di noi stessi, al momento presente, a ciò che è reale e tangibile anziché astratto e distante. Trascorrendo del tempo nella natura o esprimendo la nostra creatività, possiamo coltivare proprio quelle abilità ed emozioni che non possono essere digitalizzate: la consapevolezza, l’empatia, l’umiltà e, soprattutto, l’amore.






