L’ultima sonora litigata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con annesso caso diplomatico, è scaturita da una telefonata a Trump di un giornalista straniero, Daniele Compatangelo di La7. Si può dire che Trump e Meloni abbiano litigato a distanza, o per interposta persona. E per quanto possa sembrare strano, Trump risponde senza problemi alla cerchia di giornalisti che ha il suo numero: loro lo chiamano, lui ci parla per qualche minuto e poi attacca.

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Era andata più o meno allo stesso anche quando ci furono le prime critiche di Trump a Meloni, lo scorso aprile. Trump aveva risposto a una chiamata della corrispondente negli Stati Uniti del Corriere della Sera, Viviana Mazza, che poi ha parlato altre volte al telefono con lui. Mazza racconta che alcuni giornalisti statunitensi avevano il numero personale di Trump dal primo mandato, ma che lui ha iniziato a dare interviste telefoniche sempre più frequenti dopo l’inizio della guerra in Medio Oriente, alla fine di febbraio.

Uno dei primi casi, e tra i più eclatanti, era stato a gennaio, quando un giornalista del New York Times aveva parlato con Trump alle 4:30 di mattina per chiedergli un commento sull’operazione con cui era stato appena catturato l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro. Il giornalista era riuscito a fargli quattro domande in 50 secondi: è una dinamica tipica delle chiamate con Trump, che sono molto brevi e concitate, quasi un genere a parte rispetto alle solite interviste tra giornalisti e politici.