Chi l’avrebbe mai detto che proprio colei che voleva occuparsi del ponte di dialogo con Washington, avrebbe rovinato il clima inedito di concordia generale dei leader europei con Donald Trump? Eppure è andata così. Incredibilmente è Giorgia Meloni, la più trumpiana dell’Ue, la guastafeste al summit europeo di giugno che per una volta si svolge senza tensioni con Washington, sulla scia della riconciliazione operata in prima persona da Emmanuel Macron al G7 a presidenza francese a Evian. All’Europa Building è gelo sullo scontro, anche questo inedito, tra Roma e Washington, scoppiato di primo mattino: arriva la provocazione di Donald Trump, in un'intervista a La7; Meloni ha appena terminato il pre-summit ristretto sull’immigrazione quando decide di dar fuoco alle polveri con un video sui social.

Se in sala stampa il caso diventa subito la notizia principale dei media italiani, al tavolo dei leader l’argomento viene evitato. E dopo, quando il caso diplomatico è ormai ben lievitato, nessuno dei leader si cimenta a esprimere solidarietà a Meloni, che la incassa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Solo Pedro Sánchez approfitta per un’altra stilettata al nemico Trump. “Tutta la mia solidarietà”, dice il premier spagnolo in conferenza stampa. “Non solo l'ho espressa pubblicamente ora, in risposta a una vostra domanda, ma l'ho fatto anche in privato”, rivela Sanchez. “Le ho espresso la mia solidarietà direttamente in Consiglio di fronte a questo attacco che non è né politico né personale. In realtà, non so nemmeno come qualificarlo".