L’11 giugno la Bce ha aumentato di un quarto di punto i tassi di interesse sui depositi che riceve dalle banche e sui prestiti che fa loro. Con quali conseguenze? Ed è stata una buona decisione?Un aumento dei tassi della Bce causa una riduzione della domanda di beni e servizi da parte dei cittadini europei. Agisce infatti come un segnale dato alle banche commerciali (quelle che prestano a imprese e famiglie) che è ora di aumentare il costo del denaro. Per esempio, i tassi di interesse sui nuovi mutui salgono, come sale la rata pagata sui mutui in essere indicizzati ai tassi di interesse. Diventando più costoso prendere a prestito denaro la domanda si riduce e l’economia rallenta. Perché una banca centrale dovrebbe fare questo? Perché, per legge, il suo obiettivo è di evitare che l’inflazione sia troppo alta e, nel caso della Bce, si scosti troppo dal suo obiettivo statutario del 2%, un tasso di inflazione convenzionalmente considerato sufficientemente basso da non dare fastidio. Se i tassi salgono e la domanda da parte di famiglie e imprese rallenta, la pressione sui prezzi si riduce e l’inflazione cala.L’inflazione è ora intorno al 3% nell’Eurozona, sicché la decisone della Bce sembrerebbe giustificata. In realtà le cose non sono così semplici. Il principale motivo per l’aumento dell’inflazione, che viaggiava intorno al 2% prima della crisi di Hormuz, è l’aumento del prezzo degli idrocarburi, a sua volta causato non da un aumento della domanda, ma, appunto, dalla chiusura di Hormuz. Questo aumento è come una tassa che i Paesi importatori di petrolio (compresi quelli dell’Eurozona) devono pagare ai produttori di petrolio e, come ogni tassa, già di per sé frena l’economia. Perché allora la Bce ha aumentato i tassi di interesse se non c’era un problema di domanda eccessiva? Lo ha fatto temendo che l’aumento dell’inflazione potesse generare una rincorsa tra aumenti dei prezzi e aumenti delle retribuzioni e, in generale, dei redditi. Se ogni operatore economico cerca di proteggersi dall’aumento dei prezzi dei carburanti chiedendo una maggiore remunerazione per il proprio lavoro, allora inizia un inseguimento tra prezzi e retribuzioni che alza permanentemente l’inflazione, dopo la spinta iniziale data dal prezzo del petrolio. Per evitare questo rischio, la Bce ha deciso di dare un segnale restrittivo.Penso che abbia sbagliato. Non c’erano chiare indicazioni dell’inizio di una rincorsa tra prezzi e redditi. La Bce ha agito con quello che militarmente si chiamerebbe un “preentive strike”, un attacco preventivo. Ha influenzato questa decisione, secondo me, il fatto che nel precedente episodio inflazionistico la Bce si mosse in ritardo nell’alzare i tassi in una situazione in cui l’inflazione era in buona parte dovuta a una domanda che, dopo il Covid, si stava riprendendo a livello mondiale più rapidamente della capacità produttiva. In quella occasione le “colombe” nel Board della Bce ebbero la meglio sui “falchi” e i tassi di interesse restarono bassi troppo a lungo. Ora i falchi hanno avuto buon gioco sulle colombe ricordando loro quell’errore. Il risultato è che dall’errore commesso dalle colombe nel 2021 si origina l’errore dei falchi nel 2026.Conclusione: il meglio che si possa dire della decisione della Bce è che l’aumento dei tassi è stato contenuto. È un piccolo errore, ma resta un errore e speriamo che non ne seguano altri.
Perché è un errore l’aumento dei tassi voluto dai falchi
La Bce vuole contenere l’inflazione, ma non ci sono chiare indicazioni di una rincorsa tra prezzi e redditi
La BCE ha alzato i tassi dello 0,25% per evitare una spirale prezzi-salari, ma l'inflazione al 3% deriva dal caro-energia (crisi Hormuz), non dalla domanda. La decisione penalizza investimenti e assunzioni in un'economia già pressata.






