Ha visto la foca monaca nelle acque di Procida, a poca distanza dalla riva, mentre nuotava lentamente tra gli scogli della battigia. Non aveva con sé lo smartphone: così, ha illustrato quell’incontro così eccezionale su un taccuino, con il talento di un artista apprezzato. Ora Stefano Faravelli, uno dei principali interpreti italiani del “carnet de voyage” - il taccuino di viaggio in cui acquerelli, mappe, appunti manoscritti, citazioni e osservazioni personali compongono un’unica narrazione– condividerà l’importanza della sua osservazione con Ispra, che da tempo monitora la Monachus monachus, l’unica specie di foca del Mediterraneo: gli avvistamenti sono in crescita, da queste parti – a Ischia, Capri e lungo la Costiera amalfitana – si era già vista la scorsa estate.
“Il mare – ha raccontato Faravelli, impegnato a Procida in questi giorni con un gruppo di allievi (“Con loro pratichiamo la via del taccuino”, dice) - era uno specchio luminoso e Capri galleggiava all'orizzonte col suo profilo azzurro di ragazza addormentata. Poi, al capo opposto della cala, a poca distanza dalla riva, ho visto il corpo di un grosso animale. Appariva e spariva pigramente, come se curiosasse tra gli scogli della battigia. C’erano due gabbiani che gli svolazzano sopra. Ho subito pensato a un delfino, per esclusione, perché non poteva certo trattarsi di un pesce. Ma così sotto costa, da solo e poi senza la pinna dorsale così caratteristica. Naturale dubitare della fortuna, perchè quando ti tocca sei immeritevole. Del resto si dice che sia cieca. Ma forse si è cercato senza saperlo, quando si trova. E’ il mistero profondo del fato. Perché a punta Solchiaro, a Procida, una luminosa mattina di giugno ho proprio visto la foca monaca”.








