Chissà se c'entra il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le sue sparate contro quelli che definisce sprezzantemente i «mulini a vento» e le sue politiche a sostegno dell'industria petrolifera (e del gas e del carbone). Tanti segnali sembrano andare in questa direzione. Ma sia come sia, il fatto è che nonostante gli investimenti energetici globali abbiano raggiunto il livello record di 3,3 trilioni di dollari, i progressi della transizione energetica si stanno frammentando, poiché le tensioni geopolitiche, le strozzature infrastrutturali e l’aumento della domanda energetica mettono a nudo le vulnerabilità emerse negli ultimi tempi della transizione globale. È quanto viene sottolineato dall’Energy transition index 2026, il report redatto dal World economic forum (Wef, Forum economico mondiale) in collaborazione con Accenture. L’analisi monitora i progressi della transizione energetica in 120 paesi, valutando sia le prestazioni attuali dei sistemi energetici sia la presenza delle condizioni necessarie per i progressi futuri, con l’indebolimento della certezza politica e delle condizioni di finanziamento che emergono come i vincoli più significativi allo slancio.

Casi di studio provenienti da diversi paesi dimostrano come investimenti mirati, la modernizzazione della rete elettrica e politiche a favore dell’energia pulita possano rafforzare la resilienza e accelerare i risultati. Il rapporto sostiene che la sola diffusione non è più sufficiente: le condizioni politiche, finanziarie e infrastrutturali che la sostengono si stanno indebolendo, e colmare tale divario rappresenta la sfida determinante della prossima fase della transizione.