Pubblicato il: 19/06/2026 – 11:32
RENDE In occasione della Giornata Internazionale contro i Discorsi d’Odio, si è tenuto ieri, 18 giugno 2026, presso l’University Club dell’Università della Calabria a Rende, l’incontro pubblico “Invisible Hate Speech – Dati ed esperienze in Calabria”, promosso nell’ambito del progetto europeo MYTHiC – Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria, finanziato dall’Unione Europea e coordinato da Fondazione L’Albero della Vita, in partnership con Dataninja e Centro Calabrese di Solidarietà ETS.Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della professoressa Elvira Brunelli, Prorettrice dell’Università della Calabria con delega alle Pari Opportunità e al Benessere, e di Manuela Viola, referente regionale di Fondazione L’Albero della Vita, che hanno sottolineato il valore di un impegno condiviso tra istituzioni, università e realtà del territorio per promuovere una cultura fondata sull’inclusione, sul rispetto delle differenze e sul contrasto a ogni forma di discriminazione.L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra università, istituzioni, terzo settore, operatori sociali e cittadinanza sul tema dei discorsi d’odio, delle discriminazioni e dei crimini motivati da pregiudizio, fenomeni sempre più diffusi ma ancora largamente sommersi, soprattutto nei contesti territoriali del Mezzogiorno.Al centro dell’incontro la presentazione della ricerca “Mapping Hate and Discrimination in Italy: Structural Invisibility, Multi-Source Monitoring and the Calabrian Case Study”, curata dalla professoressa Giovanna Vingelli, docente dell’Università della Calabria e direttrice del Centro Women’s Studies UNICAL, realizzata proprio nell’ambito del progetto MYTHiC.Lo studio restituisce un quadro estremamente significativo: oggi il principale spazio in cui si manifesta l’odio è il digitale, dove si concentra il 71,6% dei discorsi d’odio rilevati, mentre il restante 28,4% si manifesta nei contesti fisici, come scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici. Nel solo 2024 il sistema UNAR ha registrato 17.640 segnalazioni complessive, di cui il 93,7% emerse dal monitoraggio del web e dei media, a conferma di come l’ecosistema digitale sia diventato oggi uno degli ambienti più vulnerabili rispetto alla diffusione di linguaggi discriminatori.Particolarmente rilevante il focus dedicato alla Calabria, definita dalla ricerca come un caso di “invisibilità strutturale”: non perché discriminazioni e violenze siano meno presenti rispetto ad altri territori, ma perché risultano meno denunciate, meno monitorate e più difficili da intercettare. Una condizione legata a fattori culturali, alla sfiducia nelle istituzioni, alla normalizzazione di alcune forme di discriminazione e alla fragilità delle reti di emersione e supporto.













