di Stefano Montefiori

Charlotte Casiraghi, figlia di Carolina di Monaco e di Stefano, che morì quando lei aveva 4 anni, racconta l'infanzia «inquieta», le prime letture («La poesia, soprattutto Baudelaire») e la passione per la filosofia, grazie a un grande professore: «Ci fa riscoprire le sfumature in un mondo più violento, dovrebbe entrare nella vita di ognuno»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTEPARIGI - Incontriamo Charlotte Casiraghi nel suo ufficio davanti all’Esplanade des Invalides, a Parigi, nell’ovest della capitale, per parlare di filosofia, di desiderio, di crepe esistenziali e letteratura. Casiraghi è un nome che in Italia evoca ancora inevitabilmente l’incidente del 3 ottobre 1990, quando Stefano, marito della principessa Carolina di Monaco, morì pilotando il suo motoscafo offshore al largo di Saint-Jean-Cap-Ferrat. Charlotte aveva quattro anni. La madre la portò via dal Principato di Monaco e dai reporter, e lei si è costruita con una riservatezza e un pudore che non ha mai abbandonato, neanche oggi. Ma Charlotte Casiraghi parla di sé attraverso i Rencontres Philosophiques che organizza, con grande successo, da dieci anni nel principato, e il suo primo libro La fêlure (Julliard), La crepa, che dopo l’ottima accoglienza in Francia uscirà tra qualche mese in Italia per La Nave di Teseo.