Banche, fondi o intermediari europei che detengono o trattano stablecoin emesse fuori dall’Ue ma ancorate al dollaro sono di fatto sottoposte a regole stabilite negli Stati Uniti. Rischiano quindi il congelamento unilaterale e immediato.

Il congelamento unilaterale per le criptovalute

Il 29 maggio 2026 il Tesoro americano ha confermato il sequestro di un miliardo di dollari in criptovalute nell’ambito dell’operazione “Economic Fury”. Non è stato un episodio isolato: è la prima dimostrazione operativa di un meccanismo già codificato per legge. L’Europa non ha strumenti per opporsi a queste regole.

L’operazione è stata presentata come azione contro reti finanziarie legate all’Iran. Tether – la società che emette la criptovaluta ancorata al dollaro più diffusa al mondo – aveva già bloccato 344 milioni di dollari in propri token il 24 aprile 2026 su segnalazione dell’ufficio americano per il controllo dei beni stranieri (Ofac, Office of Foreign Assets Control). “Bloccare” o “congelare” significa in questo contesto una cosa precisa: i fondi digitali vengono resi inutilizzabili in modo istantaneo e unilaterale, senza preavviso e senza che il titolare possa opporsi in anticipo. Il ricorso è possibile solo dopo l’esecuzione.