Torna a circolare la retorica sui presunti nanobot nei sieri anti-Covid. Le "prove" fornite da Ana Maria Mihalcea e rilanciate in Italia si basano su analisi pseudoscientifiche e scambiano banali formazioni lipidiche per microchip
Il guru italiano delle Scie chimiche Rosario Marcianò, già condannato in via definitiva, ha recentemente condiviso su Facebook un post dove riporta le idee della dottoressa Ana Maria Mihalcea riguardo alla presunta presenza di nanotecnologie a base di grafene nei corpi dei vaccinati Covid. Mihalcea è una vecchia conoscenza, ci eravamo occupati già delle sue affermazioni pseudoscientifiche sui vaccini, molto apprezzate negli ambienti No vax (per esempio qui e qui). La fonte della narrazione in oggetto è una conferenza di Mihalcea dal titolo Nanotecnologia auto-assemblante nel sangue vivo.
Per chi ha fretta:
Rosario Marcianò ha diffuso un post in cui sostiene che i vaccini Covid contengano nanotecnologie auto-assemblanti a base di grafene, attivabili con il 5G.
Le “prove” a supporto derivano dalla microscopia in campo oscuro su sangue vivo, una pratica considerata inaffidabile e ascrivibile alla pseudoscienza.







