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Marco Bonarrigo

Un allenamento in compagnia di Jacobs e del suo coach Camossi: «Di Tokyo ricordo ogni centimetro»

Incuranti del sole che flagellava una porzione di Roma non ancora città ma nemmeno più campagna, ieri mattina cinque ricercatrici del Coni hanno lavorato due ore per costruire 70 metri di ferrovia sulla pista di atletica di Casal del Marmo: binari, traversine, semafori, cavi per la trasmissione dei segnali elettrici, telecamere per il transito di un solo treno, quello di Marcell Jacobs. Tornato nella Roma dove aveva costruito i trionfi di Tokyo, recuperato il rapporto con coach Paolo Camossi, come un impiegato modello ogni giorno Marcell lascia la stanza del Centro Olimpico Giulio Onesti dove alloggia e raggiunge l’impianto delle Fiamme Azzurre a due passi dal Raccordo Anulare. Qui dove prepara gli Europei di Birmingham di agosto ieri Marcell ha invitato il Corriere della Sera.

«Amo l’atletica, venire ogni giorno al campo, faticare, sudare, lavorare sui dettagli, — spiega Jacobs — ma soprattutto amo avere una routine, una giornata scandita con tutto già programmato». Anche Pietro Mennea adorava la routine ma tra i suoi allenamenti e quelli di Marcell c’è un abisso: Pietro a Formia torturava il suo corpo ordinario con fatiche disumane, infinite ripetute e carichi pazzeschi, Marcell e Camossi lavorano di fino su un fisico straordinario per ottenere lo stesso risultato: volare.