Appalti, cantieri, procedure amministrative. E ancora: finanziamenti in campo, forniture, consulenze. Un intero mondo verrà passato al setaccio, per scongiurare ogni tentativo di infiltrazione camorristica nel circuito di lavori reso possibile dalle gare di America’s Cup. Eccola la novità in materia di contrasto alla camorra, secondo quanto emerge dall’assemblea nazionale della Federazione antiracket e antiusura italiane, incontro al quale hanno preso parte anche il sindaco Gaetano Manfredi, il procuratore Nicola Gratteri e il capo della Polizia Vittorio Pisani. Si parte da un dato di fatto: l’attenzione sugli appalti per le regate, per fare in modo che l’evento sportivo più antico al mondo, che Napoli si appresta ad ospitare, resti un volano di sviluppo e non un moltiplicatore di interessi opachi.

L’analisi Spiega il capo dei pm napoletani: «Rischio infiltrazioni? Mi auguro che non sia così, c’è attenzione preventiva da parte nostra, lavoriamo per assicurare un monitoraggio costante, anche alla luce di un protocollo siglato di recente». Ed è il primo cittadino a spiegare i termini di un patto tra istituzioni, a margine del convegno: «Noi su questo punto abbiamo messo in campo un protocollo molto sofisticato e molto dettagliato, anche con un monitoraggio in tempo reale di tutti quelli che sono i subappalti, i fornitori, proprio per evitare che ci potessero essere problemi di infiltrazioni. Ed è un lavoro che si sta facendo con la Prefettura, coordinato alla Prefettura molto bene - sottolinea il sindaco -, con la partecipazione di tutte le forze dell’ordine. Insomma, sono sereno che si sta facendo il massimo proprio per evitare che questo avvenga».Asia Napoli, Ciro Accetta è il nuovo amministratore unico: «Orgoglioso di tornare a lavorare per la mia città»Poi, nel corso del suo intervento ufficiale, il primo cittadino svela altri punti del protocollo: «C’è un monitoraggio giornaliero delle persone che entrano ed escono dal cantiere, de fornitori o delle maestranze. È chiaro che no basta a rendere una procedura amministrativa e operativa impermeabile al rischio infiltrazioni, ma questo monitoraggio rappresenta comunque un deterrente». Il retroscena Palazzo Fuga, siamo in un cantiere a cielo aperto, che punta a creare l’hub culturale e formativo più grande e ricettivo d’Europa, nella sala conferenze scorrono testimonianze di chi ha lottato contro racket e usura, tra imprenditori e associazioni. Spiega Tano Grasso, dagli anni Novanta leader nella lotta a boss e a pressing mafioso sulle imprese pulite: «Oltre venti anni fa abbiamo portato a Napoli l’esperienza dell’associazionismo, ma sappiamo che la strada da percorrere è ancora tanta: per una persona che denuncia, dieci decidono di non denunciare; oggi abbiamo le denunce, che prima non c’erano, bisogna lavorare per rafforzare il rapporto di fiducia con i cittadini». Un tema caro al procuratore Gratteri: «A Napoli e nel distretto abbiamo i migliori investigatori d’Italia, eppure si denuncia poco per paura o per vergogna. Perché chi cade nella morsa degli usurai - siano essi cittadini apparentemente normali o soggetti organici alla camorra - si colpevolizza, prova un sentimento di vergogna. Invece, dobbiamo fare in modo di essere convincenti ed efficaci, le istituzioni possono fare di più. Dobbiamo spiegare che denunciare conviene, anzi, è l’unica strada per uscire dalla morsa».Napoli, ecco il primo libro sull'America's CupDunque? «La Procura e le forze dell’ordine devono avere le porte aperte, più di quanto avvenga oggi. Bisogna fare ricevimento, non possiamo fare i burocrati. Domani mattina riceverò nel mio ufficio gente disperata, perché nessuno nasce omertoso, il problema è che la gente non sa con chi parlare». Tocca all’ex capo della Mobile, oggi numero uno della Polizia: «Servono uffici di polizia aperti al dialogo». Poi rivolto alle associazioni di categoria, tra imprenditori e commercianti: «Serve una nuova cultura di gestione di società e capitali. Spesso il ricorso all’usura è frutto di un uso non corretto del denaro, magari collegato a condotte distrattive o votate alla bancarotta». Ed è ancora Pisani a tornare sulla solitudine dell’imprenditore: «Bisogna fare in modo che la denuncia della vittima non rimanga l’unica prova, perché - nel corso degli anni - si rischia che l’imprenditore decida di ritrattare. Serve una cultura della prova più complessa, per fare in modo che il risultato investigativo diventi anche risultato processuale». Sfilano i rappresentanti delle associazioni, accanto a Luigi Ferrucci (presidente Fai), gli interventi di esponenti della prefettura guidata dal prefetto Michele di Bari, che ricordano l’importanza del lavoro svolto in materia di appalti, ma anche di recupero di beni sequestrati alla mafia. Nella sala conferenze, spiccano il presidente di Corte di Appello Maria Rosaria Covelli, la procuratrice Patrizia Imperato, magistrati anticamorra (come l’aggiunto Michele Del Prete e il pm Cristina Curatoli), ma anche il segretario di Fondazione Polis Enrico Tedesco.