Pubblicato il: 18/06/2026 – 19:02
di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Una Fiat 500 rubata, la richiesta di 2.500 euro per farla riavere al proprietario. Parrebbe il classico scenario da “cavallo di ritorno”, ma c’è di più. A cominciare da un inaspettato summit al McDonald’s di Lamezia Terme. C’è anche questo nelle carte dell’inchiesta “Artemis II”, che ha portato all’arresto di 9 persone. Quello che emerge dalle carte dell’inchiesta non sarebbe soltanto il furto di un’auto, ma – secondo l’impostazione accusatoria – l’esercizio di un potere criminale di mediazione, una sorta di giustizia parallela fondata sulla forza intimidatoria del nome e dei rapporti sul territorio, in cui a pesare sarebbe il ruolo di Domenico Cracolici, detto Mimmo, ritenuto dagli inquirenti «capo della ’ndrina attiva tra Cortale, Maida, Jacurso e Maierato».
Il furto dell’auto
Ma andiamo con ordine. I fatti ricostruiti dagli inquirenti riguardano Mimmo Cracolici, ma anche Pasquale Ventura, Luigi Notarianni, Luca Berlingieri e Rosanna Notarianni, tutti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L’accusa contestata è quella di avere costretto il proprietario di una Fiat 500 verde, rubata il 23 novembre 2023 nel parcheggio del centro commerciale “Due Mari” di Maida, a pagare 2.500 euro a titolo di riscatto per ottenere la restituzione dell’auto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a muoversi per recuperarla sarebbe stato un intermediario legato all’ambito lavorativo della persona che utilizzava il mezzo, che avrebbe incaricato Domenico Cracolici di rinvenire l’autovettura e mediare con chi ne aveva la disponibilità. Una dinamica che nelle carte viene definita secondo la pratica del “cavallo di ritorno”: il mezzo viene sottratto, poi la restituzione passa da una trattativa sotterranea e dal pagamento di una somma di denaro. Secondo la ricostruzione del gip, Cracolici «sarebbe stato incaricato di rinvenire l’autovettura e mediare con chi ne aveva la disponibilità, anche dietro pagamento di un riscatto». A quel punto avrebbe coinvolto Pasquale Ventura che, a sua volta, si sarebbe rivolto a Luigi Notarianni per «intermediare con un’associazione per delinquere costituita da persone di etnia rom operante a Catanzaro», ritenuta detentrice della vettura. L’obiettivo era concordare le modalità di restituzione del mezzo e il prezzo da pagare.







