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Un gruppo di ricercatori dell'Università della California a San Francisco (UCSF) ha sviluppato e testato su cinque pazienti con malattia di Parkinson una stimolazione cerebrale profonda di nuovo tipo, capace di adattarsi in tempo reale a ogni singolo passo. Lo studio, pubblicato il 15 giugno 2026 su Nature Medicine, dimostra per la prima volta che un dispositivo impiantato può riconoscere i segnali neurali associati al cammino e regolare la stimolazione entro frazioni di secondo, riducendo le cadute rispetto alla tecnologia tradizionale. È un risultato preliminare ma di portata potenzialmente rilevante per uno dei sintomi più invalidanti e difficili da trattare della malattia.
Il problema: una terapia che si ferma davanti al cammino
La stimolazione cerebrale profonda (DBS) è da anni una terapia consolidata per il Parkinson avanzato. Migliora in modo netto tremore, rigidità e lentezza dei movimenti, ma fatica con un sintomo che colpisce milioni di persone: la difficoltà a camminare, con il rischio di "congelamento" del passo (freezing) e di cadute, tra le principali cause di perdita di autonomia.
La ragione, spiegano gli autori, è strutturale. La DBS convenzionale eroga un flusso di stimolazione fisso, identico in ogni momento, indipendentemente da ciò che la persona sta facendo. Ma il cammino è un comportamento dinamico e ciclico, che richiede una coordinazione precisa tra i due lati del corpo. «Camminare è un comportamento altamente dinamico che richiede un timing preciso su entrambi i lati del corpo», ha sottolineato Doris D. Wang, neurochirurga dell'UCSF e autrice senior dello studio.











