Vincenzo Visaggi, il 75enne imputato per l'omicidio della moglie Lucia Chiapperini, uccisa il 18 aprile 2025 a Mariotto (frazione di Bitonto) con 47 colpi inferti con una forbice da parrucchiere, era affetto al momento del delitto da una grave patologia neurocognitiva tale da abolire totalmente la capacità di intendere e di volere. È la conclusione cui giunge il perito nominato dalla Corte d'assise di Bari, lo psichiatra Alfredo Sgaramella, nella relazione depositata agli atti del procedimento.
Secondo il consulente, Visaggi già all'epoca del delitto era affetto da una sindrome demenziale riconducibile a un disturbo neurocognitivo. Grave con sintomi comportamentali e psicologici, caratterizzato da ideazione delirante, deficit cognitivi e disturbo depressivo dell'umore. La perizia ricostruisce un progressivo deterioramento cognitivo insorto circa due anni prima dei fatti, con perdita della memoria, episodi di disorientamento, confusione mentale, modificazioni del carattere e convinzioni paranoidi.
Nelle conclusioni, il perito afferma che la sintomatologia era già presente con elevata intensità al momento dell'omicidio e che "la capacità di comprendere e di volere" dell'imputato risultava "totalmente abolita", integrando quindi il vizio totale di mente previsto dall'articolo 88 del codice penale. La relazione richiama inoltre le numerose valutazioni neurologiche e psichiatriche effettuate durante la detenzione, che hanno evidenziato un quadro progressivamente peggiorato fino alla diagnosi di disturbo neurocognitivo maggiore di probabile origine vascolare, associato a sintomi psicotici, depressione, idee suicidarie e deterioramento delle funzioni cognitive. Diversi specialisti avevano anche segnalato l'incompatibilità con il regime carcerario ordinario.







