Accesso, sostenibilità e innovazione al centro del convegno organizzato oggi a Roma dalla multinazionale farmaceutica. Dai dati Teha una fotografia impietosa: l’Italia è fanalino di coda in Europa per penetrazione dei farmaci equivalenti
In Italia 13 milioni di persone convivono oggi con almeno due patologie croniche, il 30% in più rispetto al 1993. In questo scenario, i farmaci equivalenti rappresentano una leva strutturale – non solo uno strumento di risparmio – ma l’Italia sconta un ritardo significativo rispetto ai partner europei. In valore, gli equivalenti rappresentano appena il 9% del mercato farmaceutico totale, contro il 54% del Regno Unito e il 30% della Francia. In termini di volumi, il tasso di penetrazione si attesta al 27%, a fronte di una media europea del 60%.
Il differenziale di prezzo tra farmaci ex originator a brevetto scaduto ed equivalenti genera una spesa aggiuntiva a carico delle famiglie stimata in circa 1,1 miliardi di euro l’anno – una cifra che rimane sostanzialmente costante nel tempo e che pesa in modo sproporzionato sui pazienti cronici e sui redditi più bassi.
Sono questi i numeri con cui Teva Italia ha aperto oggi a Roma – all’associazione stampa estera – il convegno “Il futuro della salute: accesso, sostenibilità e innovazione per il sistema”, realizzato insieme a The European House – Ambrosetti. Un appuntamento che ha riunito istituzioni, clinici e rappresentanti delle associazioni di pazienti attorno a una domanda tutt’altro che retorica: il Servizio sanitario nazionale è ancora in grado di garantire equità di accesso alle cure?










