Qual è l’ultimo film visto da Elvis Presley o da Kurt Cobain prima di morire? E l’ultimo film visto da Charlie Chaplin e da Stanley Kubrick? E quello visionato da uno spettatore appassionato come JFK? Una possibile, bizzarra, perfino comica controstoria del cinema fatta di spezzoni di film, di dialoghi, di singulti sonori da grande schermo, la offre l’artista britannico Stanley Schtinter in Last Movies, proiettato in anteprima italiana al Pesaro Film Festival 2026. Non una banale elencazione di curiosità storiche. Non una classica scoperta tra gli archivi impolverati. Last Movies è una provocatoria, elucubrante, ultracinefila, nostalgica tavolozza di ultimi attimi di sospiri celebri intrecciati al sommerso, inconscio, celato senso del cinema novecentesco prima che Instagram con le sue “stories” e le clip di TikTok lo travolgesse che, tra l’altro, in un festival come Pesaro sarebbe stata apprezzata dal compianto Adriano Aprà.
Una sorta di “omaggio al destino”, spiega la voce narrante di Jeremy Irons sulle parole dell’autore, protesa a costruire una storia completa come qualunque altra offerta da oltre un secolo dal cinematografo. Del resto, ha spiegato il regista in una recente intervista ad Hollywood Reporter “siamo immersi nel mito, creando narrazioni per cercare di dare un senso al caso che, in definitiva, governa le nostre vite”. Insomma, per un Franz Kafka che si sollazzava a vedere il trash tedesco dell’epoca (gli “schundfilms”) l’ultima pellicola prima di morie nel 1924 è “Il monello” di Charlie Chaplin. Mentre Chaplin prima di morire nel 1977 guarda Barry Lyndon di Kubrick e al regista newyorchese spedisce un telegramma firmato dall’intera famiglia Chaplin con scritto: “bellissimo! bellissimo!” (in realtà poco prima aveva visto Rocky con Stallone ed esclamato “eccellente! Eccellente!”). Kubrick poi vedrà come ultime immagini, prima di morire improvvisamente il 7 marzo del 1999, il trailer del suo stesso Eyes wide shut e qualche giorno prima il documentario Blight di John Smith sulla contestatissima demolizione di decine di case londinesi per costruire una superstrada.






