BOLOGNA – C’era chi era arrivato apposta da Londra, martedì 9 giugno, per seguire la lettura della sentenza di Louis Dassilva in Corte d’Assise. Un pubblico variegato di pensionate, studenti e studentesse, youtuber, avvocati, impiegati, esponenti della comunità senegalese. Le gradinate dell’aula Falcone-Borsellino sono rimaste piene fino a notte fonda. Erano le due e 24 minuti quando la giuria è uscita per leggere la sentenza ed erano ancora tutti lì. Svegli. Sugli spalti.
C’era Lidia, per esempio, arrivata da Busto Arstizio. “Sin dall’inizio – spiegava in cortile durante una delle interminabili pause – ho capito che Dassilva non c’entrava niente, che volevano soltanto incastrarlo perché era nero. Lavoro nella logistica e ho preso un permesso per venire a seguire il processo, ma domani devo andare per forza e non so come farò vista l’ora..”. Nel cortile parla con Graziella, pensionata arrivata da Ravenna: “E’ la prima volta che seguo un processo – dice – ma questa storia mi ha coinvolto fin da subito. E’ assurdo pensare di uccidere la suocera della tua amante. O ammazzi il marito o ammazzi la moglie, in un caso di tradimenti. Cosa c’entra la suocera?”.
Su una panchina un uomo dorme in ciabatte, disteso. Un gruppetto di ragazze, lì accanto, si avvicina a Valeria Bartolucci, la moglie di Dassilva. Scattano le foto con lei, si scambiano battute, si chiamano per nome, non si sono mai viste prima ma sembrano vecchie amiche. Tra una pausa e l’altra commentano altri processi. Quando la giuria si materializza dopo sedici ore di camera di consiglio e pronuncia la parola “assolto” il pubblico rumoreggia, ma la presidente della corte Fiorella Belpoggi lo raggela, chiede ordine. Alla fine alcune fan seguono Valeria fino davanti al carcere, quando va a prendere Louis e lo abbraccia: “Sei bellissimo”, gli gridano. Luci, titoli di coda, sipario.






