Ad un primo sguardo erano quasi passati inosservati: due anonimi fori nel terreno di una collina dell’entroterra inglese, ad appena 5 chilometri da Stonehenge. Le analisi di due ricercatori di Wessex Archaeology hanno invece rivelato il loro incredibile segreto: si tratta infatti dei resti di un antichissimo monumento, progettato per allinearsi con il sole durante i solstizi invernali ed estivi. La datazione al radiocarbonio indica che il sito risale a oltre 5mila anni fa, ed è probabilmente un prototipo costruito dagli antichi creatori di Stonehenge, prima di dedicarsi ad innalzare le immense pietre del sito principale.La scoperta, avvenuta nei pressi della cittadina di Bulford, nasce dall’analisi di due grandi fori nel terreno che originariamente ospitavano massicci pali di legno. Inizialmente derubricati a ritrovamenti archeologici minori, i successivi rilievi topografici hanno invece permesso di intuire l’esistenza di una correlazione geometrica con il paesaggio circostante e con le traiettorie solari. L'analisi stratigrafica ha quindi permesso di escludere che si trattasse di semplici recinzioni o strutture abitative, indirizzando gli archeologi verso una funzione puramente rituale e astronomica.A guidare le analisi sono stati Phil Harding e Matt Leivers, archeologi di Wessex Archaeology. Studiando la posizione dei due fori, i ricercatori hanno notato che il loro allineamento non era casuale, ma coincideva esattamente con quello dei solstizi. La datazione al radiocarbonio dei residui organici trovati all'interno dei fori ha collocato l'installazione tra il 3400 e il 3200 a.C., in concomitanza quindi con la prima fase di costruzione del più celebre Stonehenge, tre o quattro secoli prima che vi venissero erette le prime pietre megalitiche visibili ancora oggi.“La scoperta a Bulford è fondamentale perché rappresenta il più antico esempio di strutture edificate in questo luogo con un orientamento diretto verso il solstizio”, spiega Matt Leivers, Senior Research Manager di Wessex Archaeology. “Quando parliamo di solstizio, parliamo di religione. Di come le popolazioni preistoriche interpretavano il cosmo, il mondo e il proprio ruolo al suo interno. Ciò che osserviamo a Bulford, e successivamente a Stonehenge, è un sistema per celebrare e scandire il passaggio del tempo, sì, ma serve anche a garantire che il mondo continui a funzionare come deve. È probabile che fosse il loro modo per chiedere alle divinità di ricordarsi di loro, di mantenerli al sicuro e al caldo. Si tratta di un evento religioso, ed è questo a renderlo così importante”.Secondo l'interpretazione dei suoi scopritori, il sito di Bulford non è un monumento isolato, ma rappresenta la prova generale di un'architettura sacra che avrebbe trovato la sua massima espressione nella vicina Stonehenge. I costruttori dell’epoca avrebbero quindi utilizzato il legno per testare sul campo l'allineamento astronomico prima di investire enormi risorse nel trasporto e nel sollevamento dei blocchi di pietra.“Questa scoperta ci aiuta a comprendere Stonehenge non come una creazione isolata, ma come parte di un più lungo dialogo tra le persone, la terra e il cielo”, conclude Fabio Silva, esperto di archeo-astronomia che ha contribuito a confermare l’allineamento dei fori di Bulford. “L’allineamento dimostra che le comunità si confrontavano già con i solstizi d’estate e d’inverno nel paesaggio di Stonehenge, secoli prima che venissero innalzati i blocchi di sarsen. Invece di segnare l'inizio di una storia, Stonehenge appare oggi in modo più chiaro come il risultato di tradizioni e pratiche con radici molto più profonde in questo territorio”.