Nell’articolo pubblicato sulla rivista "Angewandte Chemie”, i ricercatori del gruppo coordinato dalla professoressa Claudia Sissi del Dipartimento di Scienze del Farmaco hanno contribuito a chiarire uno dei dibattiti più discussi degli ultimi anni nel campo della biologia strutturale del DNA: la possibilità che due particolari strutture non convenzionali del genoma possano coesistere nello stesso tratto di DNA.
Quando pensiamo al DNA immaginiamo sempre la classica doppia elica. In realtà, all’interno delle cellule, il DNA è molto più dinamico: può aprirsi, ripiegarsi e assumere forme diverse. In alcune regioni particolari sequenze del DNA possono addirittura formare dei veri e propri "nodi" molecolari che influenzano il modo in cui le informazioni genetiche vengono lette e utilizzate dalla cellula.
Per anni la comunità scientifica si è divisa tra chi riteneva che due di questi nodi non potessero formarsi contemporaneamente sui due filamenti di un breve pezzo di DNA e chi invece sosteneva il contrario. Il nuovo studio dimostra che le due strutture possono effettivamente convivere e, soprattutto, ne spiega il perché.
Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno progettato un modello sperimentale di DNA che permette di osservare il comportamento delle due strutture in condizioni controllate e reversibili, molto più vicine a quelle che si verificano nelle cellule rispetto a quelle finora utilizzate.







