I minori ospitati nelle case famiglia finanziate dal governo britannico sono un affare d’oro per molti investitori. Che massimizzano i profitti offrendo un servizio pessimo
Macie aveva 14 anni quando è stata mandata in una casa famiglia. Al suo arrivo, il personale le ha detto che poteva uscire fuori solo quindici minuti al giorno. Il tempo sarebbe aumentato se avesse svolto alcune faccende domestiche, come le pulizie. “Già il primo giorno ho capito che sarebbe stato il periodo più difficile della mia vita”, racconta oggi, a 18 anni. Macie voleva iscriversi a scuola per prendere il diploma, ma è stata scoraggiata. “Penso solo che non volessero fare nulla che fosse un peso per loro, né economico né pratico”, ricorda.
La sua esperienza illustra una delle opportunità d’investimento più improbabili del Regno Unito. Ogni anno il governo spende tre miliardi di sterline (3,4 miliardi di euro) per le strutture che ospitano minori senza famiglia né genitori affidatari. I gestori delle strutture chiedono allo stato una media di 384.020 sterline (circa 445mila euro) all’anno per ogni persona presa in carico, una cifra che supera di molte volte il costo delle più prestigiose scuole private inglesi con convitto, per esempio Eton. Questa somma dovrebbe servire a pagare professionisti capaci di rispondere ai bisogni emotivi e fisici dei minori. In realtà ha scatenato una vera e propria corsa all’oro che attira idraulici, parrucchieri e proprietari di alloggi, tutta gente priva di esperienza nell’assistenza ai minori.










